Femministe sordocieche di fronte alle denunce provenienti da donne musulmane

Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo
https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/picchia-e-stupra-la-compagna-tentando-di-imporle-la-sharia-arrestato-cisint-per-chi-si-macchia-di-crimini-cosi-violenti-ce-solo-una-soluzione-remigrazione#

SAREBBE INTERESSANTE capire che nome darebbero Elena Cecchettin, Laura Boldrini, Cinzia Sciuto e tutte le femministe in generale, alle violenze, che tra i maschi islamici si ripetono sempre, ogni giorno, nei confronti delle loro donne.
Uomini che, in nome del loro fanatismo religioso, impongono su di esse un controllo ossessivo, una manipolazione violenta, angosciante e folle.
Cecchettin, Boldrini, Sciuto definiscono il patriarcato come “la base della violenza”, “i violentatori non sono malati ma figli sani del patriarcato”, “dobbiamo liberarci del patriarcato…”
e via di seguito asserendo una sfilza di affermazioni davvero imbarazzanti se considerate alla luce della violenza subita dalle donne, compagne di islamici fanatici.

DAVANTI A QUESTI abusi ci si aspetterebbe che qualcuna delle signore sopra citate si indignasse.
Che dicesse qualcosa a sostegno di donne, ragazze islamiche, costrette ad uscire coperte fin sopra la testa anche con 40 gradi all’ombra.
Travestite da mummie, con solo gli occhi appena esposti, girare per la città in nome di un controllo e una sottomissione costante.
Tra l’altro questo tipo di copertura è anche fuori legge in quanto impedisce di vedere il volto.
Per non parlare poi delle donne stuprate o molestate ogni giorno in contesti intrisi di fanatismo, in diverse occasioni, tutto questo è cronaca.
Invece niente, silenzio assordante, silenzio che diventa complice.

MI ASPETTEREI che le signore sopra citate si stracciassero le vesti, si scagliassero contro questi fanatici esprimendosi magari a favore di un rimpatrio, data la loro natura violenta.

Invece noto un cronico disinteresse da parte del femminismo occidentale e della sinistra nei confronti della violenza sulle donne vissuta in contesti islamici o da immigrati musulmani.
Questo non esprimersi nei confronti dell’Islam affonda le radici nella paura, nel timore di passare per islamofobe e razziste.
Tutto ciò dà cosi vita ad una sottomissione ideologica che antepone il rispetto delle culture diverse alla tutela dei diritti umani.

C’È ANCHE POCA risonanza sia mediatica che politica nei casi di violenza di genere perpetuata nel mondo islamico come ad esempio nei casi dei matrimoni forzati, nelle mutilazioni genitali ecc.
Da qui dunque si evidenzia il gigantesco paradosso per cui le varie associazioni femministe, sempre attente ai diritti delle donne, diventano invece sordocieche davanti alle denunce provenienti da donne musulmane costrette a vivere in un clima di costante violenza.
Allora mi si permetta di dire che questo femminismo evidenzia tutta la sua incoerenza in quanto, per essere davvero una lotta per la difesa dei diritti delle donne, dovrebbe denunciare ogni forma di violenza, indipendentemente dalla matrice culturale o religiosa dell’aguzzino.
Invece è una lotta impari.

Angela D’Alessandro. Bolzano
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it