L’estremismo islamico viene spesso taciuto come fosse un tabù

Egregio Direttore
Scrivo in merito all’articolo
https://www.ilpiccolo.it/cronaca/maltrattamenti-islam-arrestato-trieste-fanatismo-ubc4f41o
NON SONO RARE LE NOTIZIE di violenza che arrivano negli ultimi tempi, da parte di estremisti di radice islamica.
I media però, più che prendere atto della notizia, altro non fanno.
Non se ne discute e quel che è più grave, non si cerca il dialogo con i musulmani.
Non se ne parla, a differenza di come si fa invece con il cristianesimo.
Come fosse un tabù.
Il politicamente corretto impedisce di parlare male dell’Islam perché, dice, è una grande religione, praticata da quasi due miliardi di fedeli in tutto il mondo.

SARÀ ANCHE COSÌ però le notizie drammatiche che leggiamo o sentiamo, spesso esprimono una crudeltà che supera ogni limite e la mancanza di misericordia e di perdono danno di essa l’idea di una religione imbevuta di violenza.
E su questo non si possono più chiudere gli occhi, fare finta di niente, in quanto rappresenta un pericolo anche per noi.
Le cronache riportano infatti notizie terribili da ogni parte del mondo.
Uccisione di cristiani, donne frustate e condannate a morte per aver sposato un cristiano.
La notte tra il 14 e il 15 aprile 2014, più di duecento studentesse furono rapite da Boko Aram, in un villaggio cristiano della Nigeria e vendute come schiave del sesso.
Anche in campo militare l’islam evidenzia la propria natura violenta.
Stati sempre in guerra: Nigeria, Ciad, Siria, Libia, Nord Africa, Medio Oriente ecc, i quali vedono migliaia di uomini e donne scappare dalla violenza dei combattimenti.
E anziché pensare ad un islam più moderato, in questi Paesi si guarda sempre più alla sharia, la legge islamica applicata nella sua totalità.
Insomma, i popoli che praticano l’islam, sembrano avere una parola in comune: la violenza.
Anche se si fa di tutto affinché questo non venga evidenziato.

È COMPRENSIBILE CHE CI SIA molta paura nei confronti dell’arroganza integralista e del terrorismo di radice islamica però, quando si tratta di difendere i diritti dell’uomo, non è possibile essere omertosi.
Già Benedetto XVI, nella famosa conferenza del 13 settembre 2006 a Ratisbona, disse che “l’Islam, per entrare nel mondo moderno, deve confrontarsi con la violenza sull’uomo che per Dio non esiste, non può esistere”.

Continua papa Benedetto “le religioni debbono collaborare per rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio…e va ben oltre a tutto ciò che la scienza può dimostrare”.

Il papa, nel suo discorso, ha evidenziato l’importanza della bontà e “dell’intrinseca attrattiva di un vivere onesto e secondo l’etica”.

Si capisce quindi come l’allora pontefice, si riferisse alla religione intesa come ad un rifiuto di tutte le forme di violenza e di totalitarismo.
Non solo per principi religiosi ma anche principi morali.
Ha indicato anche la ragione come importante deterrente alla violenza.

“Ragione e religione si sostengono a vicenda in quanto la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione si ha attraverso la rivelazione e la fede”.

NON È POSSIBILE DUNQUE più tacere, non solo nei confronti delle violenze usate ad intere popolazioni, ma anche nei confronti di quelle dei musulmani di casa nostra, degli enti culturali e di varie associazioni, non soltanto del singolo quindi.
È necessario affrontare un dialogo, senza ipocrisia, con i mussulmani sul tema “violenza” per capire fino a che punto sono disposti ad accettare i valori dell’Islam senza entrare in contraddizione con essi.
Non si può strumentalizzare la religione imbevendola di aggressività
La libertà di culto deve essere rispettata attraverso la cooperazione tra i diversi credo.
Il dialogo interreligioso deve diventare impegno per tutti affinché sia luce in grado di illuminare le menti ancora impregnate di fanatismo.

Angela D’Alessandro
Comitato Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it