Ho contemplato con attenzione e sincero interesse questa delicata immagine di cui si conosce ben poco se non che è custodita oggi al Museum Catharijneconvent di Utrecht (Paesi Bassi).e che può essere datata nel periodo tardo gotico (1404-1414).
L’autore di questa immagine è sconosciuto anagraficamente ma la sua sensibilità e la sua fede mi consentono di apprezzarlo come un fratello in Cristo, qualcuno con cui condividere l’amore per Maria madre di Gesù e madre nostra.
Proviamo ad analizzare l’icona non tanto dalla prospettiva dello stile pittorico o del tratto grafico ma da un punto di vista iconografico indagando il potente messaggio di fede che sprigiona.
1) Solidarietà
Il primo elemento che origina dalla visione della tavola è la solidarietà: la giovinetta Maria, la cui semplice vita era stata poco prima “stravolta” dalla Annunciazione a cui aveva comunque risposto con quel convinto, benedetto e salvifico ” Fiat” per dire il quale si era fidata e affidata unicamente e totalmente a Dio, mettendo da parte la paura dello stigma sociale, la preoccupazione per i pensieri che avrebbero afflitto il cuore e la mente del caro Giuseppe, l’incredulità ed il timore, la giovane Maria dicevo inizia, in fretta ( testuali parole di Luca 1, 39-56) il suo viaggio verso la cugina Elisabetta .
Il viaggio, intrapreso da Maria incinta, da Nazareth in Galilea a Ein Karem in Giudea dove viveva Elisabetta con Zaccaria, probabilmente condiviso con una carovana di pellegrini, ha richiesto diversi giorni di cammino. Fatica, polvere, freddo, caldo, tutto accettato per abbracciare sua cugina Elisabetta la cui vita, parimenti, era stata “stravolta” : Elisabetta aveva desiderato un figlio per tutta la vita , ogni mese aveva provato la frustrazione, la terribile delusione di non veder concretizzato il suo sogno, la sua giusta aspirazione, umiliata, probabilmente derisa come donna sterile, poi, complice l’età, la rassegnazione …avrà imparato ad accettare il suo dolore, la sua privazione, il suo ventre vuoto.
Ma tutto cambia per volere di Dio ed i suoi capelli bianchi più appropriati per una nonna che per una mamma accolgono quel dono tardivo ed inaspettato.
Maria, giunta a casa di Elisabetta, la abbraccia, le sussurra che sa cosa prova, come si senta confusa, che lo scompiglio che sperimenta è anche il suo, che Dio ha voluto mostrare al mondo, attraverso queste due donne fedeli, che niente è impossibile per Lui, che le Sue vie non sono quelle degli uomini, che solo Lui è il padrone della vita e della morte.
Ed ancora le dice che è necessario fidarsi ed affidarsi a Lui perché grandi cose ha fatto in loro l’Onnipotente, che ha guardato alla loro umiltà e che di generazione in generazione la Sua misericordia si stende su coloro che lo temono…
Maria ha portato ad Elisabetta conforto, solidarietà, luce testimoniati nel dipinto dai loro sguardi affettuosi, dalle loro mani intrecciate.
2) Benedizione
Il secondo elemento di riflessione suscitato dal dipinto è la benedizione: queste due donne, una giovanissima l’altra anziana , entrambe gravide i cui ventri rotondi quasi si sfiorano, percepiscono la sacralità del momento ed Elisabetta constata, individua, identifica nel ventre di Maria, molto prima della Sua nascita, il Suo Signore, il Suo Dio, il Messia atteso da tempo immemorabile e loda in Maria l’azione potente della grazia di Dio e la proclama benedetta, la più gloriosa fra tutte le donne, fra tutte le creature del Signore, perché ha accolto nel Suo grembo il figlio di Dio rendendo possibile il Suo progetto salvifico.
Maria poteva esercitare il libero arbitrio, poteva ” auto determinarsi” poteva invece che ” Fiat ” dire No alla vita! Poteva chiudersi e rivendicare il comprensibile progetto che aveva per sè e Giuseppe: avere figli al momento stabilito dalle convenienze sociali o economiche o di realizzazione di sè , sapeva che quella gravidanza avrebbe potuto significare per Lei biasimo, infamia e perfino la lapidazione ma Maria ha fiducia, crede che concepirà ad opera dello Spirito Santo il figlio di Dio, turbata , certo, ma disposta con umiltà ad accettare:”Eccomi, sono la serva del Signore”!
Nella tavola sembra che Elisabetta stia per pronunciare prima con il cuore e poi con le labbra quel ” benedetta sei tu Maria!
3) Riconoscimento
Il terzo elemento ispirato dal dipinto è il riconoscimento:
L’immagine di quei due piccoli feti mostrati come in una ecografia ante litteram di cui, se facciamo silenzio interiore, possiamo sentire i due piccoli cuori che battono e che, così come ogni piccola vita che chiede solo di essere amata e di nascere, sono stati intessuti nel grembo delle loro madri hanno già un nome e si riconoscono ed Elisabetta, che percepisce ed ascolta ogni moto di suo figlio, può dire:” Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo».
Giovanni riconosce il Cristo e riconoscerLo significa provare gioia, riposare serenamente in Lui, riposo come dono che guarisce l’anima e offre sollievo dalle fatiche della vita!
Riconoscere Gesù significa non essere mai più soli ad affrontare la vita anche se nessuno ci ama!
Riconoscere Gesù significa averLo al tuo fianco, sentire il suo sostegno nelle scelte impopolari che nessuno condivide ( sei troppo giovane, non hai nessuno al tuo fianco, è stato un errore, devi pensare allo studio, alla carriera, a divertirti….)!
Riconoscere Gesù significa una gioia profonda, totalizzante che ti permette di dare amore in modo altruistico!
Scegliere Gesù significa dare la vita a tuo figlio senza se e senza ma!!!
Grazie quindi a questo auctor ignotus, questo artista anonymous del medio Reno che enfatizza la vita prenatale e il riconoscimento del Messia già nel grembo materno, che con il vigore e il rigore dell’arte unita alla potenza della fede demolisce e spazza via ogni nociva e perniciosa teoria del ” grumo di cellule”, di qualcosa di non ancora umano e pertanto privo di diritti , che può essere ucciso e gettato nei bidoni degli ospedali.
Proprio come Gesù che anche in questa fase della vita è Dio e uomo anche i nostri piccolini e piccoline nel grembo delle loro madri sono uomini , donne e figli di Dio e come tali vanno rispettati ed amati come doni preziosi del Padre secondo le parole del salmo (139 /138 vv. 13 -15)
“Sei Tu che hai creato le mie viscere
e mi hai intessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.”
Ed ancora la fierezza di Maria che non è succube di una società patriarcale, che non sottostà ad ordini seppur divini ma esercita la sua scelta di essere madre in piena libertà e consapevolezza della unicità di quel bambino che lei è disposta ad amare e difendere prima e dopo la nascita fino a veder trafiggere il suo cuore da una spada ai piedi della croce.
Riflettete giovani mamme , mettetevi in silenzio di fronte a questo dipinto e come Maria scegliete la vita chiudendo orecchie, mente e anima a chi come sataniche sirene vi consiglia di uccidere il vostro bambino e , mentendo, vi propone la morte come unica scelta possibile.
Prof. Margherita Meloni
Comitato “ Pro-life insieme”
