Ogni creatura è bene (San Paolo). Uomo o donna che sia …

SONO SEMPRE MOLTO CONVINTA quando sostengo la tesi che, la bellezza tra uomo e donna sia nell’essere complementari.
Purtroppo
oggi, ne siamo consapevoli, esistono ancora luoghi e comunità arcaiche in cui le donne subiscono sottomissione e varie forme di violenza.
Nei paesi in via di sviluppo ci sono ancora i matrimoni precoci e forzati legati a tradizioni patriarcali radicate.
Permangono le mutilazioni genitali femminili in alcune parti di questi paesi, quali l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia dove tale barbarie viene considerata una tradizione.
La violenza domestica, la violenza fisica, subita da molte donne da parte di partner all’interno di “relazioni tossiche”, sono un’ulteriore cornice.
Spesso questa violenza è coperta da omertà dettata dalla paura e dalla vergogna.
In Bangladesh, in Sierra Leone, il 62% delle donne ha subito violenza.https://share.google/uwtmD8KrtpiCFf9Lr
Per non parlare dei femminicidi che fanno parte, non solo delle cosiddette società arcaiche, ma sono frequenti anche in Europa.
L’Europa però, per fortuna, non concepisce le violenze quali infibulazione, matrimoni combinati, spose bambine in quanto è erede di una rivoluzione antropologica che ha decretato il trionfo del concetto di persona indipendente dal suo essere maschio o femmina.
Siamo infatti eredi del cristianesimo il quale ha eletto Maria come modello di donna.
Noi occidentali siamo i fortunati riceventi di tale rivoluzione che afferma l’esistenza dei diritti umani quali universali ed inalienabili.
Il contributo del cristianesimo è stato fondamentale per la rivoluzione antropologica in quanto ha liberato la persona da tradizioni scritte ed immodificabili ( come ad esempio negli status e nelle famiglie di appartenenza esistenti in molte società arcaiche)
attribuendole un valore immenso.
Una delle frasi più rivoluzionarie della cultura Cristiana è quella di San Paolo, come ricordava don Giussani:
“Ogni creatura è bene”, uomo o donna che sia.
IL CRISTIANESIMO prevede infatti, sia per gli uomini che per le donne, gli stessi riti i quali li introdurranno poi nella comunità:
Battesimo, Cresima.
Inoltre il cristianesimo dà grande importanza alla donna anche se non diventa sposa e madre.
E si capisce l’importanza di ciò se si considera la sorte, tutt’ora riservata alle donne sterili, in numerose società.
Il cristianesimo ha portato davvero una fresca ventata rivoluzionaria, innovativa.
Basta pensare al luogo e al modo in cui ha scelto di palesarsi: nell’annunciazione ad una ragazzina, a Maria, la quale viveva in una società patriarcale dove la donna era proprietà della famiglia.
Eppure l’Angelo si rivolge a lei non ai Suoi genitori.
E lei compie un atto di inaudita trasgressione decidendo per sé e rispondendo sì.
Pur sapendo dei rischi e del disonore permanente a cui sarebbe andata incontro.
Possiamo con ciò affermare che il cristianesimo ci abbia davvero liberati.
LE DONNE RICOPRONO, nella nostra società occidentale, posti di tutto rispetto, meritati e non elargiti per gentilezza.
Anche se si sente ancora parlare di “quote rosa” non rispettate, ignorate dalla società maschilista.
Personalmente non amo queste “quote rosa” che ritengo fortemente umilianti.
Mi appaiono come qualcosa di dovuto e non di meritato.
Eppure di esempi nella storia di donne che non hanno avuto bisogno di “favori” ce ne sono state tante e tutt’ora ci sono.
Penso a Nilde Jotti, Tina Anselmi, Giorgia Meloni, per guardare il palcoscenico politico.
Ma se ne trovano in tutti i campi.
Marie Curie (1867 1934) unica persone che vinse due Nobel, fisica e chimica.
Katherine Johnson (1918 2020) matematica NASA i cui calcoli portarono l’uomo sulla luna.
Rita Levi Montalcini, Ildegarda di Bingen, Madre Teresa di Calcutta, Teresa d’Avila, Caterina da Siena.
Solo per citare alcuni campi.
Ma le donne si distinsero anche in medicina, letteratura ecc.
Le donne sono infatti in grado di esprimere la propria grinta quanto un uomo ” sudandosi il pane e amando ciò in cui credono”, senza bisogno di gentilezze.
Nelle manifestazioni femministe io ci intravedo sempre un certo vittimismo come se le suddette manifestanti si sentissero escluse da un disegno perverso e maschilista.
Le sconfitte, le subordinazioni sono per tutti, maschi e femmine perché non dipendono da una “perfida premeditazione maschilista”, ma sono il frutto di una ricerca smodata di successo che, se non ottenuto, indebolisce la persona la quale non riesce a vedere che, seppure in quel momento non ha vinto, nulla va perduto.
Perché le rivoluzioni si fanno a suon di battaglie e non sempre le partite singole hanno successo ma non per questo determinano la sconfitta finale.
La vera vittoria consiste non nella lotta rivale ma nell’alleanza tra uomo e donna.
Una alleanza, come diceva Papa Francesco, “che sia sigillata dall’unione d’amore personale e feconda, che segna la strada della trasmissione della vita attraverso il matrimonio e la famiglia”.
Per vincere così la sfida di questa epoca confusa dalla teoria del gender, dalle manipolazioni genetiche e dalla biotecnologia.
Queste fluidità rappresentano infatti l’ostacolo che più impedisce la vera cultura dell’identità in quanto la spoglia dell’essere feconda, libera e donante.
Le battaglie prolife diventano allora perfetta cementazione che vede uomini e donne alleati.
Non ci si può definire una società civile se non si tengono in debito valore la differenza complementare tra i sessi, l’apertura alla vita nell’amore tra uomo e donna, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia vista come cardine dell’educazione dei figli.
Senza inventare, senza modificare solo per il gusto di distruggere.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme