Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/03/15/dal-voto-allaborto-le-battaglie-delludi-per-i-diritti-delle-donne/
Quando per celebrare l’emancipazione femminile si citano ad esempio dei grandi “progressi” compiuti, l’aborto e il divorzio , sorgono spontanee alcune considerazioni.
Innanzitutto infatti, è necessario chiedersi se la gravidanza possa essere considerata una scelta della donna e basta quando i soggetti coinvolti sono almeno tre: la mamma, il figlio e il papà. E poi se sia davvero il bene del singolo e della comunità considerare la famiglia qualcosa di sacrificabile ai valori dell’autoaffermazione.
In tutte le culture da sempre, l’istituzione del matrimonio e delle condizioni utili alla formazione della famiglia ha occupato un ruolo fondamentale per la solidità del corpo sociale e anche per l’equilibrio e la stabilità dei singoli. Solo nella nostra epoca non viene considerato prioritario costruirsi una famiglia e un futuro affettivo stabile con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
Se è vero che l’istituzione degli asili e di tutti i gradi di scuola hanno segnato un progresso per l’istruzione e la crescita dei nostri figli, è però anche vero che non possiamo citare l’aborto come un vantaggio a fronte del calo demografico di cui siamo oggetto e del disgregarsi dilagante delle famiglie che provoca tanti scompensi nei nostri giovani.
Senza contare che escludendo l’uomo da tutto il tema della maternità si compie una grave ingiustizia, oggettivamente non giustificabile, che aumenta la distanza tra i sessi e la solitudine della donna.
Sarebbe invece importante celebrare la vita nascente come espressione degli sforzi dell’intera società che desidera crescere e guardare al futuro con speranza e ottimismo, sostenendo in ogni modo le mamme e le famiglie che sono la culla del nostro domani.
Prof. Mariasole Martucci. Maranello ( Modena)
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
