Egregio direttore, scrivo in merito all’articolo
https://www.ilgazzettino.it/nordest/pordenone/aborto_friuli_medici_obiettori_quanti_sono-6803496.html
DI FRONTE A QUESTA MAPPA LOGISTICA dove vengono specificate le aree ospedaliere in cui non è possibile effettuare l’interruzione di gravidanza volontaria per mancanza di medici disponibili, faccio fatica a credere che, anziché essere contenti che la vita nascente sia protetta, ci si senta ostacolati.
Si accusano questi professionisti di non agevolare ciò che la famigerata legge 194 permette, dopo un referendum popolare, dal 1978.
Si parla di diritto ad abortire ma mai di diritto a dissentire peraltro previsto dalla 194.
Non si prendono mai in considerazione in questi drammatici dati, espressi in percentile, dei primi commi della legge in cui si parla, innanzitutto, di protezione della vita nascente.
SI FA DI TUTTO PER OSTEGGIARE, ostacolare, chi invece cerca di difendere il feto e fare sì che la mamma, il padre, non si rendano protagonisti dell’uccisione del loro figlio.
Si nasconde la testa nella sabbia, si usano parole senza fondamento scientifico affinché ci si convinca che nel primo trimestre non ci sia vita.
Non a caso dico “senza riferimento scientifico”, infatti la scienza riconosce che, già nelle prime settimane di gestazione, il cuore del bambino pulsa e se pulsa significa che c’è vita.
In arresto cardiaco infatti non c’è battito ma, appena la pulsione riprende, vuol dire che la vita è tornata.
Il feto ha già un patrimonio genetico unico e diverso dai genitori, ed irripetibile.
I medici, gli operatori sanitari lo sanno.
Lo sanno perché lo hanno visto non perché hanno deciso con il loro essere obiettori di “rompere le uova nel paniere” alle donne.
Non lo vogliono fare perché si sentirebbero responsabili di aver interrotto la vita di un bambino.
I medici, vista la loro professione, le vite le devono salvare, non di certo sopprimere e nulla può giustificare l’aborto, tanto meno il diritto di libera scelta tanto decantato oggi dai vari movimenti femministi.
COME PUÒ LA VITA essere diventata una questione di scelta?
Come si può reclamare a gran voce il diritto ad uccidere?
Non è più possibile adesso credere al grumo di cellule senza vita, per cui decidere di eliminarlo non è cosa grave.
La vita ha inizio dal concepimento e chi dice che non è così o è in malafede o non correttamente informato.
Sì, perché la scintilla che dà origine alla vita inizia con l’incontro tra ovulo e spermatozoo… tutto il resto in cui si vuole credere è solo propaganda.
Perché difendere la vita non è una scelta politica ma un imperativo morale.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
