Aborto: lutto proibito e possibilità di guarigione. Bergamo, ritiro della Vigna di Rachele

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La ferita emotiva e spirituale conseguente a un aborto volontario dà luogo a un lutto di difficile elaborazione, “proibito” secondo la definizione di Theresa Burke, psicoterapeuta e fondatrice dell’apostolato internazionale “la Vigna di Rachele”. Questo avviene in quanto la scelta stessa dell’aborto è spesso connotata da grande ambivalenza, ed è difficilmente una scelta veramente “libera” e “volontaria”. Ci sono spesso pressioni esterne, da parte del partner, o dei genitori se la donna è ancora giovane, o del personale sanitario, se c’è un qualsiasi dubbio sulla corretta formazione del bambino. Ci sono spesso circostanze percepite come impossibili da affrontare, e portare avanti la gravidanza sembra troppo difficile, a fronte della scelta dell’aborto presentata come semplice e apparentemente in grado di restaurare una condizione precedente.

A volte la prima reazione all’aborto è un sollievo, ma è spesso solo una reazione temporanea. Presto o tardi arriva la percezione di aver interrotto una vita – la vita del figlio, con cui si era già creata una forma di legame. Ma è tardi. Il mondo dice che è tardi, che in fondo lo hai scelto, che casomai ne puoi avere altri, e quindi perché soffri? E una donna rimane sola, nel suo dolore che non sente legittimato, si sente a volte sbagliata per quel dolore, si sente l’unica a provarlo, non sapendo che migliaia di altre donne sentono lo stesso, nel silenzio delle loro case. A volte sente anche di meritare quel dolore e non pensa e a non cerca modalità per uscirne. Questo può andare avanti per anni. Anni passati a pensare a come sarebbe adesso quel figlio non nato o cosa farebbe. Anni di recriminazioni, magari, con il partner. Recentemente una donna mi ha raccontato che il ricordo dell’aborto è emerso appena un conoscente ha detto quanti anni avesse. Ne aveva 45, e il pensiero è andato a quel figlio che avrebbe quell’età. 45 anni, non 3, 4 o 10, che già sarebbero tanti.

Eppure c’è una speranza. Se chi legge si riconosce un qualcuno dei tratti descritti, o se conoscete qualcuno che si riconoscerebbe, sappiate che c’è una speranza. Il lutto può essere affrontato. Si può riconoscere quel bambino, guardare la realtà dell’aborto e allo stesso tempo perdonarsi, accettare il perdono di quel Dio che perdona “settanta volte sette” (cioè sempre), e permettersi di andare avanti nella vita. L’ho visto accadere nei volti e nelle vite delle donne e degli uomini che in questi sedici anni in Italia hanno partecipato ai ritiri della Vigna di Rachele, un weekend lungo immersivo in cui in piccolo gruppo guidato in un contesto riservato e curato, si fa esperienza di questa possibilità di guarigione.

Non è facile decidere di partecipare, non è facile fare questo salto di fiducia, accettare di lasciare andare questo dolore che stato compagno per anni, affrontare tre giorni in cui si teme di rivivere l’esperienza forse più dolorosa della vita (che in realtà come visto non è stata mai abbandonata, e affrontarla al ritiro vuol dire lasciarla andare una volta per tutte). Chi fa questo salto salpa verso una nuova opportunità per sé, una speranza di guarigione mai prima pensata possibile e l’occasione di sperimentare una relazione spirituale con il proprio bambino perso.

Il prossimo ritiro della sede di Bergamo si terrà dal 10 al 12 aprile, segnate queste date e prendete coraggio!

Dott. Valeria D’Antonio, psicologa psicoterapeuta

Comitato “ Pro-life insieme “

http://www.prolifeinsieme.it