Legge 194 e “diritto” all’aborto:invitiamo le femministe a studiare (video)

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Summum Ius Summa Iniuria. Da oltre duemila anni questo noto brocardo retaggio dei giuristi romani, ci ammonisce che il principio di legalità e il senso di giustizia possono divenire così lontani da rendersi persino antitetici. Al punto che ora come allora, l’applicazione pedissequa di un principio di legge può determinare in realtà la più grande ingiustizia. Le leggi razziali ne furono triste espressione.

Amara constatazione che da quasi mezzo secolo trova drammatica conferma nella legge 194 del1978, che pur non introducendo formalmente alcun riconoscimento della sussistenza di un diritto all’aborto, sotto le mentite spoglie di un’esimente di natura penale per la madre, in determinate circostanze, lo consente, lo autorizza e di fatto per le modalità lacunose della procedura che lo precede, lo agevola.

Per non dir poi della totale abiura dell’art.1, per cui si dovrebbe sostenere una maternità responsabile, quando oggi si consente l’agevole utilizzo della pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo, la cui  assunzione determina un aborto indotto da scelte emotive immediate e non ponderate;persino più grave poiché non accompagnato da un protocollo che consenta comunque alla donna una riflessione e il ripensamento; e procurato non in una struttura sanitaria, con gravi pericoli per la sua salute fisica.

Infine l’aberrazione per cui finora è lasciato solo alla madre il destino del nascituro, non tenendosi in alcun conto la volontà del padre, che per norma di legge può essere esautorato da qualsiasi decisione.

Ciò inerisce al vulnus primigenio della 194, contraria al Diritto Naturale, che presuppone la difesa della vita in quanto valore assoluto e dono divino inviolabile. Se è vero che la Legge Naturale, proprio perché scolpita da Dio nel Cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità (San Giovanni Paolo II 19 giugno 1994), la legge sull’aborto ne consente oggi la più crudele violazione.
Non impegnarsi per l’abrogazione equivale a essere corresponsabili dei suoi effetti. Pensiamoci bene!

Avv. Prof. Giuseppe Longo. Comitato “ Pro-life