Parma, aborto e questione femminile: il vento della verità

https://www.parmaforwomen.it/aborto-un-diritto-protetto-dalla-legge/

Egregio Direttore,
le chiedo la possibilità di replicare all’ articolo”Aborto, un diritto sancito dalla legge”.
La rete ” Oltre la 194″ nei giorni scorsi ha pubblicato un comunicato riguardante un volantino contro l’ IVG, diffuso nel territorio di Parma da parte di un movimento Provita locale.
Come membro del Comitato “Prolife Insieme”, desidero commentare questa notizia per sottolineare l’ evidente stortura ideologica alla quale il genere femminile viene continuamente esposto, da circa cinquant’anni anni a questa parte, con le conseguenze nefaste che oggi, sono sotto gli occhi di tutti.
Voglio precisare che il contenuto del foglietto è autentico e in esso non si trovano scritte falsità. Su che cosa dunque, la rete “Oltre la 194” ,vuole obiettare? Forse sulle cifre degli aborti? Oppure sulle modalità di soppressione del bambino? O ancora, sull’ addebito al SSN dell’ eliminazione della gravidanza? O magari, sulle conseguenze psicologiche e fisiche che questa pratica di selezione artificiale comporta? Ritengo utile  dire che tutto ciò è documentabile, basta leggere gli articoli corredati di riferimenti scientifici, pubblicati da specialisti del settore sul sito del nostro Comitato per rendersi conto…
Nonostante ciò, noto che quanto riportato sul volantino ha scatenato uno sdegno indicibile in chi ha scritto il suddetto comunicato, forse perché quelle parole hanno toccato corde profonde della natura umana, facendole vibrare fortissime…
Ai nostri giorni, la narrazione dominante proibisce di parlare di tali VERITA’. La sofferenza per l’aborto viene citata, ipocritamente, solo in caso di aborto spontaneo, nel cui frangente ci si riferisce all’ embrione come a un ” bambino”, mentre nei casi di interruzione volontaria, il bambino diventa ” un grumo di cellule” (è o non è un bambino, sempre?), un’escrescenza di cui liberarsi come l ‘ appendice o un tumore.
Si chiede, anzi si intima, di non pregare davanti alle cliniche abortive, di non suonare la Campana dei bambini non nati, per non turbare la sensibilità di chi vuole abortire o lo ha già fatto (E sta benissimo! E allora perché angosciarsi?); viene perentoriamente  vietato di non scrivere volantini “con ferocia diffamatoria” contro l’ autodeterminazione femminile, che sarebbe un diritto fondante della libertà delle donne… Ma che dire della libertà dei bambini e dei loro sacrosanti DIRITTI?
È doveroso chiedere a questa rete di femministe :-Qual è il vostro timore? Forse che il genere femminile si renda finalmente conto che è contro la sua natura uccidere un figlio? Che prenda coscienza e racconti alle altre donne,tutto il dolore che ha provato indefinitamente, per aver scelto di non conoscere mai la sua progenie?
I timori devono essere fondati, se l ‘ autrice si lascia scappare una frase tanto sincera quanto raccapricciante che rivela il vero intento di chi ha autorizzato la legge, la quale presto o tardi verrà ridiscussa e speriamo, abolita  : “…comunque le donne hanno sempre avuto bisogno di abortire sfidando il controllo patriarcale sui loro corpi…” Questa frase tradisce la vera natura di questa barbarie, ovvero la teoria femminista secondo cui, per sentirsi al livello degli uomini, che evidentemente la donna giudica più importanti di sé, essa deve uccidere il figlio di questi prima ancora che venga al mondo…Non si spiega altrimenti come sia stato previsto in sede di approvazione della 194 di escludere il padre del bambino dalla decisione se accettare o no la gravidanza.
La responsabilità di una nuova vita è ugualmente ripartita tra il padre e la madre che entrambi donano le loro cellule riproduttive; i loro ruoli sono complementari. Ma ci sono altre possibilità, nel caso non se la sentano di crescere il bambino: il parto in anonimato e le culle per la vita, in modo che altri possano occuparsi di crescere e amare il loro figlio senza che nessuno venga mai a saperlo. La società moderna deve smettere di mettere uomo e donna, uno contro l’ altro, ponendo fine ai conflitti che hanno generato così tanta violenza.Avere un figlio non è una punizione, ma è la realizzazione più alta di ogni essere umano, come affermano coloro che, per rincorrere inutili ideologie, si sono privati di questa preziosa prerogativa. Auspichiamo che la nascita della nuova cultura Prolife possa contribuire a questo importante obiettivo e migliorare l’ umanità.
Cordialmente.

Maria Cariati. Parma
Comitato “Prolife Insieme”
www.prolifeinsieme.it