https://blog.uaar.it/2026/02/01/zone-di-accesso-sicuro-per-laborto/
Gentile Direttore,
ho letto nel suo blog l’articolo dedicato alle zone di accesso sicuro per le donne che scelgono di abortire, la ringrazio per aver diffuso questa notizia che in Emilia Romagna, come anche nella Gran Bretagna, sono state create delle zone cuscinetto che garantiscono di poter entrare negli ospedali senza dover incontrare, nelle zone vicine, gli oranti che difendono la vita dei feti.
Questa notizia è veramente importante, è la misura di quanto la sensibilità dell’animo umano, anche se non credente, percepisca la potenza della preghiera e la sola visione di queste persone, probabilmente con il rosario in mano, possa scoraggiare la più ferma delle autodeterminazioni di una donna che ha scelto consapevolmente di abortire.
E’ giusto allontanare questi attivisti che usano armi non convenzionali per distogliere le donne dal loro obiettivo di abortire, trovo profondamente scorretto che le preghiere possano distogliere anche le atee dalla loro determinatezza ad abortire, al limite sarebbe più corretto che questi oranti rivolgessero la loro preghiera solo verso le donne di fede cristiana. Per ovviare a questi fastidiosi pregatori, si potrebbero avvisare le donne che si rivolgono ai consultori per accedere al servizio di interruzione della gravidanza che, se sono atee, non devono farsi impressionare dagli attivisti preganti davanti agli ospedali, perché il problema riguarda solo le donne cristiane per il fatto di essere credenti e, quindi, credere che la preghiera potrebbe mettere a rischio la loro decisione di abortire, per tutte le altre il problema non dovrebbe sussistere.
È sconcertante, invece, la notizia che la regione Piemonte si ostini nel voler applicare l’articolo 2 della legge 194, quando credo che sia ormai chiaro a tutti che, se anche la legge “riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, non è immaginabile e proponibile che si possa distogliere una donna dal suo proposito di abortire garantito dal diritto all’autodeterminazione di se stessa.
Ritengo grave che la Stanza dell’ascolto, attraverso la proposta di soluzione dei problemi delle gestanti, possa minare la loro ferma volontà di abortire, è ridicolo pensare nel 2026 che le donne ormai emancipate, lavoratrici e in carriera abortiscano a causa di problemi socio-economici o psicologici, le donne non sono più fragili, dopo la scoperta del loro granitico punto di forza nell’autodeterminazione di certo sapranno superare anche la prova della Stanza dell’ascolto.
A mio avviso il pericolo più grave, sempre per le donne cristiane, si intende, è dato dal nome dell’ospedale in cui si aprirà la Stanza dell’ascolto, intitolato a S. Anna, la madre della Madonna, e in quanto tale assunta a protettrice di tutte le gestanti e le partorienti: questa Santa potrebbe influire sull’autodeterminazione ad abortire, però, solo delle credenti, per le non credenti in teoria non c’è nessun pericolo.
02.02.2026
Mara Colonello
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it
