Egregio Direttore,
Scrivo in merito all’articolo https://invitra.it/affrontare-laborto-dopo-la-fecondazione-in-vitro/
“Come affrontare un aborto spontaneo dopo una fecondazione in vitro?” Marta Barranquero Gòmez, Marta Zermiani, Silvia Azana Gutièrrez. 26.01.2026
“Come affrontare un aborto spontaneo dopo una fecondazione in vitro?” E’ indubbiamente una domanda impegnativa come le stesse autrici dell’articolo riconoscono e alla quale tentano di dare possibili risposte. E’ una domanda che tiene conto di tutta la grande aspettativa emotiva, psicologica – anche per il notevole impegno fisico per la donna soprattutto, oltre che economico – che la coppia vive quando decide di intraprendere il trattamento della fecondazione extracorporea in vitro e trasferimento dell’embrione in utero (FIVET) per colmare il desiderio di genitorialità. E’ una domanda poi, che riguarda un numero considerevole di coppie, specialmente se l’età della donna è oltre i 40 anni. Ma anche per età inferiori della donna il tasso di abortività spontanea dopo FIVET è significativamente maggiore rispetto a quella delle gravidanze naturali. Dunque, il rischio che quelle poche – relativamente al numero degli embrioni che vengono prodotti e a quelli trasferiti in utero – gravidanze ottenute con gameti della stessa coppia (omologa) o da donazione (eterologa) possano esitare in un aborto è molto più alto delle gravidanze naturali, tanto quanto più è elevata l’età della donna. Dai dati raccolti dall’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano (R.M.) relativa all’anno 2022, si può notare come, tra gli esiti negativi, l’aborto spontaneo si è verificato, per l’omologa, dal 21,7% al 33,3% (cfr Tabella n.15 della R.M.).
Gli ESITI NEGATIVI, nei quali rientrano gli aborti spontanei in modo preponderante, in totale per gli embrioni prodotti “a fresco” si sono verificati nel 24,1% delle gravidanze monitorate; nelle donne di 40-42 anni la percentuale è stata del 38,5% e per quelle dai 43 anni in su è stata del 56,5%! Significa che a questa età oltre la metà delle gravidanze può interrompersi spontaneamente con l’aborto spontaneo, ma può avvenire anche con l’aborto volontario “terapeutico” per l’1% circa dei casi; anche le gravidanze ectopiche (extrauterine) si sono verificate intorno all’1% (cfr Tabella 15 della R.M.).
Nelle FIVET eterologhe con “ovociti donati” è stato registrato il 20,9% di aborti spontanei su 3.752 gravidanze monitorate (cfr Tabella n. 35 della R.M.). Gli ESITI NEGATIVI nella “donazione del seme” si sono verificati nel 20,2% delle gravidanze monitorate; nella “doppia donazione” di gameti (ovociti e spermatozoi) sono stati il 19,5%. (cfr Tabelle n. 42 e 47 della R.M.). Occorre sottolineare che queste percentuali sono valori “medi”, per tutte le età delle donne, sapendo bene che per le ultraquarantenni le percentuali salgono oltre il 35% fino al 50% e più dai 43 anni in su!
La causa principale (60 – 70%) di questa abortività spontanea verrebbe ricondotta, come per le gravidanze naturali, ad anomalie cromosomiche degli ovociti (correlate all’età materna) e/o degli spermatozoi (con frammentazione elevata del DNA), oppure dello stesso embrione prodotto che non riesce a svilupparsi correttamente. Per tale ragione, soprattutto nelle donne “attempate”, viene proposta la Diagnosi o Test Genetico Pre-impianto (PGT). Ma i dati riportati nella stessa R.M. evidenziano che pur nelle gravidanze ottenute con embrioni “selezionati” geneticamente l’abortività non scompare (cfr Tabella n. 26 della R.M.): su 1.977 gravidanze ottenute con embrioni “a fresco” si sono verificati 284 aborti (14,4%), e su 43 gravidanze con embrioni scongelati 9 si sono interrotte per aborto spontaneo (20,9%). Gli ESITI NEGATIVI dopo PGT, nelle gravidanze con embrioni “a fresco” variano in percentuale dal 14,9% al 19,5% nelle donne ultra 43enni, per un valore medio di 15,8% (cfr Tabella n.28 della R.M.); nelle gravidanze ottenute con embrioni bioptizzati per la PGT dopo lo scongelamento il tasso di abortività è del 20,9% (cfr Tabella n. 29 della R.M.).
Questo dato evidentemente indica che per questo aborto spontaneo sono in giuoco altri fattori, legati proprio alla tecnica di fecondazione extracorporea, diversi da quelli dell’aborto spontaneo in gravidanze naturali. Sono infatti oggetto di studio e di analisi epigenetica tutte le condizioni in cui viene prodotto l’embrione, essendo il concepimento e le fasi successive del suo sviluppo altamente critiche e delicate per le possibili interazioni che l’ambiente (esterno alla donna!) possono avere sull’attivazione o meno di determinati geni del suo DNA necessari al suo regolare procedere verso l’annidamento in utero e la sua ulteriore crescita. Conosciamo bene infatti, l’importanza fondamentale del “cross-talk” tra l’essere umano e sua madre fin dal suo concepimento, quando ancora si trova nella tuba. Si tratta della prima relazione, un meraviglioso interscambio biochimico e ormonale che permette all’embrione di essere “tollerato” dal sistema immunitario materno, guidato all’annidamento nell’utero materno e al proseguimento del suo sviluppo regolare con una buona formazione placentare. Tutte condizioni vitali che influenzeranno la sua salute anche dopo la nascita.
La tecnica di produzione extracorporea, in vitro, dell’essere umano annulla proprio tutte queste fondamentali e indispensabili condizioni per il suo regolare sviluppo e la sua salute futura. Diventa perciò illusorio tentare di abbattere questi esiti negativi della FIVET, di cui l’aborto spontaneo è soltanto la punta dell’iceberg. Oltre l’aumento degli esiti perinatali negativi (prematurità, basso peso, difetti congeniti, mortalità) rispetto alle gravidanze naturali, viene soprattutto gravemente ignorata l’enorme quantità di embrioni che vengono sacrificati, cioè scartati, crioconservati e che non riescono a continuare a vivere all’interno dell’utero in cui vengono trasferiti (cfr Comunicato Stampa AIGOC n.2 del 12.03.2025 https://aigoc.it/2025/03/12/aumentano-i-cicli-sospesi-4-879-ed-interrotti-22-911-e-gli-embrioni-omologhi-crioconservati-64-106-nelleterologa-destano-preoccupazione-i-movimenti-di-import-export-di-ovociti-liqui/).
Non si capisce dunque la ragionevolezza e il senso etico di voler insistere, dopo un aborto spontaneo conseguente alla FIVET, con successivi cicli di queste tecniche di fecondazione, specialmente in donne “attempate” di cui si conosce l’esiguità della loro possibile capacità gestazionale, mettendo anche a rischio la loro salute; sono state registrate anche conseguenze mortali in donne oltre i 42 anni e in quelle con IMC superiore a 30Kg/mq (Roma 14 marzo 2019: Primo rapporto Itoss “Sorveglianza della Mortalità Materna” in cui possiamo leggere: “Un’altra condizione frequente tra le donne decedute è il ricorso alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma): l’11,3% delle morti materne (12/106) riguarda donne che hanno concepito mediante tecniche di Pma“).
Non è etico continuare a trattare l’embrione umano come un anonimo materiale biologico sul quale si tentano sperimentazioni e manipolazioni di ogni genere, fino a causarne la distruzione, pur di migliorare l’efficacia di una tecnica – con il corrispettivo vantaggio economico – per corrispondere ad un desiderio di maternità e paternità spesso insorto in un periodo anagrafico della vita ormai fisiologicamente inadatto o scarsamente responsivo alla gestazione, pur usufruendo di gameti (ovociti e spermatozoi) più giovani, come accade nella FIVET eterologa.
Almeno una coppia su 5 che hanno avuto la “fortuna” di iniziare una gravidanza con la FIVET/ICSI omologa ed eterologa, come abbiamo visto, vede infrangersi il sogno di un figlio che viene abortito spontaneamente, con tutte le comprensibili conseguenze psicologiche. Ma come consolare anche le migliaia di coppie che non sono riuscite neppure ad iniziare la gravidanza dopo più cicli di FIVET? Nel 2022 in Italia su 65.451 coppie trattate con gameti della stessa coppia (FIVET omologa) soltanto 11.238 donne (17,17%) sono giunte a partorire; su 12.654 coppie trattate con gameti o embrioni donati (FIVET eterologa) soltanto 3.061 donne (28,45%) hanno partorito. Le restanti coppie, 54.213 (82,83%) per l’omologa e 9.593 (71,55%) per l’eterologa, soffrono per una delusione ed una frustrazione indicibili! Come riparare anche questo danno psicologico altrettanto grave come quello conseguente all’aborto spontaneo dopo FIVET?
Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it
