Intervista dell’avv. Giuseppe Longo al Presidente dell’associazione Sicut dixit di Savona
Come prevedibile, l’iniziativa di Mons. Antonio Suetta, Vescovo della Diocesi Sanremo-Ventimiglia, della Campana della vita, i cui rintocchi intendono ricordare con la preghiera i bimbi non venuti alla luce poiché abortiti, sta evocando reazioni contrastanti.
A fronte di proteste di alcune organizzazioni “abortiste” amplificate da mass media compiacenti, monta una ventata di solidarietà di parrocchie e gruppi di fedeli in tutto il paese. Se il sentore comune si esprime nella reciproca esortazione a intraprendere la sequela, al contempo si auspica un’azione concertata per destare dal torpore chi indulga alla tiepidezza. Tra i sodalizi a ciò impegnati si annovera, pure ma non solo, per prossimità geografica alla diocesi ligure, l’associazione Sicut dixit di Savona, attiva tra l’altro pure con proprio canale you tube; sul quale ha subito lanciato una esortazione a seguire l’esempio di Mons. Suetta. Sul tema e le prospettive di azioni sintoniche ci siamo confrontati col presidente dott. Antonio Bianco.
1) Presidente quale l’intento sotteso al vostro invito a diocesi e parrocchie, di rendersi solidali a Suetta?
Vi ringrazio per questa intervista. L’intento è motivato dalla comprensione maturata negli anni, dei danni nefasti provocati dall’aborto, involgenti oltre alla perdita di vite umane innocenti, dato peraltro impressionante per quantità e diffusione, pure tanti altri profili antropologici e spirituali. Oltre ai drammi psicologici evidenziati dalla letteratura medica in buona parte delle madriabortenti, c’è l’aspetto sociologico e soprattutto spirituale, da tenere in considerazione. Una società che permette o addirittura, come avviene in Francia, ritiene un diritto costituzionale il mettere a morte il concepito nel ventre materno per volontà della stessa madre, ha perso il contatto con la realtà, ha smarrito il logos, sotterrato il principio di evidenza e con esso ogni altro possibile vincolo morale e giuridico del vivere insieme in una società ordinata. Per l’aspetto spirituale va poi ricordato che chi ordina, esegue, acconsente o partecipa all’abominio dell’aborto, incorre nella gravissima scomunica latae sententiae.
2) Se e quanto può avere influito per una vostra presa di posizione così chiara decisa e tempestiva, la vicinanza territoriale della vostra associazione alla diocesi governata dal vescovo Suetta?
Invitato anni fa alla Giornata Mondiale contro l’Aborto Mons. Suetta accettò volentiericoncedendoci un’intervista e celebrando Sante Messe di riparazione, fulcro centrale della giornata. La vicinanza, oltre che territoriale, è più nelle intenzioni di chi ha compreso che certe cause non si possono perorare nel nascondimento, nell’anonimato, o ancor peggio disertare per non turbare gli animi di quanti caduti nell’inganno. Più volte in altri contesti “scomodi”, egli ha mostrato il coraggio che dovrebbe muovere ogni pastore che ha cura della salute del gregge che gli è affidato.Perciò tale iniziativa va sostenuta.
3) Come ritiene possa concertarsi un’azione di sensibilizzazione e di corretta informazione volta all’abolizione della legge sull’aborto?
Che l’aborto sia considerato nel nostro paese un diritto delle donne, pur non essendo tale strictoiure, è frutto di anni di indottrinamento ideologico verso persone ormai incapaci di distinguere il bene dal male; il bianco dal nero; il reale dalla proiezione della propria volontà di potenza di autodeterminarsi e di determinare l’esistenza altrui, quella del concepito, mettendo arbitrariamente fine alla sua vita,
Molti vivono ripiegati su se stesse, perseguendo fini non propri ma indotti da un sistema ideologico di stampo nichilista. Bisogna compiere un percorso a ritroso, riscoprendo i veri orizzonti della natura umana e consapevoli della propria origine. Ogni essere umano è frutto dell’incontro complementare dei genitori, che oltre ad averlo concepito dovranno poi accoglierlo, crescerlo, educarlo. Ogni cellula del nostro corpo porta la firma genetica indelebile dei nostri genitori. Il nostro esistere è in debito con il loro aver accolto il mistero della vita, che non estinguersi, ma dal quale si può imparare moltissimo sulla nostra origine e sull’ordine di natura complementare dei sessi, poiché orientati alla procreazione. La battaglia prima che di ordine giuridico, deve essere culturale.
4) In tal senso come rendere ancor più il proficuo l’apporto dei social e delle piattaforme telematiche?
Per loro stessa natura i social non sempre sono terreno ideale per trattare tematiche sensibili come quella dell’aborto. Ciò non toglie che ogni via comunicativa vada intrapresa con fede, coraggio, determinazione e intelligenza; previa la buona formazione di chi decide di esporsi pubblicamente. Indi ben vengano le iniziative sui nuovi mezzi di comunicazione che consentano di dare voce a chi si batte ancora oggi per i valori più alti, che edificano l’uomo e lo sollecitano a riscoprire se stesso, la sua natura e la sua chiamata, che si sostanzia in tale contesto, nella vita accolta. In tal senso l’iniziativa di Mons. Suetta ha del geniale: non essendo una campana civica, ma cattolica e così un sacramentale, a ogni rintocco non solo emette un suono, ma ha il potere di far vibrare l’anima dei bimbi non nati e delle madri, cadute loro malgrado nell’inganno dell’aborto. Non condanna le madri e le altre figure che a vario titolo abbiano partecipato a un aborto, ma le sollecita acomprendere l’abominio a cui hanno concorso e comunica loro che la Chiesa Cattolica è pronta ad accoglierle, alle note condizioni.
Grazie per il vostro impegno e auguri per la vostra futura attività
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Prolife Insieme
