L’aborto è la soppressione della vita perché non si eliminano cellule ma si elimina un essere umano

“Per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano”.

CON QUESTA ESPRESSIONE papa Leone XIV ha voluto fare chiarezza al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, sull’importanza dell’uso delle parole e sui concetti che esse veicolano, affinché non ci siano fraintendimenti facendo anche riferimento alla vita nascente.
Il provvidenziale intervento è coinciso con i giorni in cui si sono alzate le proteste, a volte anche violente, contro l’ iniziativa di Mons Suetta e la sua “campana dei bambini non nati”.
Campana che, con il suo rintocco, deve avere dato delle potenti martellate alle coscienze dei manifestanti, i quali hanno accusato il presule di non favorire il dialogo con la sua iniziativa in quanto, i rintocchi della famigerata campana, risultano essere molto giudicanti nei confronti delle donne.
Ma quale sarebbe il dialogo a cui si farebbe riferimento?
La l 194 esiste ed è già stato ribadito dal governo che non si tocca.
E appare più che mai evidente che nessuno di coloro che sono a favore dell’aborto abbia alcuna intenzione di “aprire confronti” o “dialoghi sereni”.

PROVVIDENZIALMENTE il Santo Padre il 9 gennaio, al termine del Concistoro, ha tenuto un discorso appunto al corpo diplomatico accreditato alla Santa Sede.
Papa Leone XIV, per introdurre il discorso è partito dall’opera di Sant’ Agostino “De Civitate Dei” sottolineando il fatto che, per avere un dialogo, sia necessario intendersi sulle parole condivise e i concetti che esse rappresentano.
Le parole che noi diciamo partono sempre da una realtà concreta.
“Riscoprire il significato delle parole è una delle sfide del nostro tempo” continua papa Leone.
Quando le parole perdono di aderenza alla realtà, cosa che vediamo purtroppo ogni giorno quando, attraverso un gioco di parole, si fa apparire male il bene e bene il male, tutto diventa fluido.

Siamo  oggi di fronte a parole che si staccano dal loro significato reale per essere poi usate in modo contrario alla realtà che rappresentano.

SI ARRIVA A GIUSTIFICARE l’aborto in casi di disabilità definendolo come atto di pietà.
O all’eutanasia di persone che per vari motivi fanno fatica a stare al mondo.
L’aborto, l’eutanasia,rappresentano sempre la fine di una vita, ma ecco che diventano, attraverso la manipolazione delle parole, provvidenziali
Quindi, se non si parte dalla verità, tutto diventa relativo.
Se ogni cosa può essere opinabile dice il papa, si realizza ciò che descrive Sant’Agostino nella sua opera “de Civitate Dei “ossia si dialoga ma non ci si capisce.
Ad esempio, pensiamo al fatto che il concepito non viene ritenuto vivente ma paragonato ad un grumo di cellule.
Che ha solo forma umana, rappresentata da cellule, ma senza essere ancora natura umana.

ECCO LA MANIPOLAZIONE DELLE PAROLE.
È la forma umana o la natura umana che dà vita all’uomo?
Il pensiero cattolico parte dalla natura umana per definire poi la forma, in quanto la vita c’è già.
La natura primordiale è sacrosanta ed è da questa che partirà poi la forma, la quale sarà quella del futuro uomo.

Purtroppo viviamo in una società caratterizzata dalla “fluidità” dei significati delle parole.
Se le parole non hanno più confini precisi, la comunicazione diventa ostica e impossibile.
Se il significato di un termine dipende dall’interpretazione soggettiva di chi lo usa navighiamo nel fraintendimento.
Il dialogo scompare per dare vita ad una sovrapposizione di monologhi.
Per questo l’ancoraggio semantico è indispensabile per intendersi, per non indebolirci.
Il non capirsi sui termini, per quanto riguarda la vita nascente, diventa un grosso problema.
Embrione, feto, bambino, adulto ecc. sono solo le fasi di crescita in cui si sviluppa l’unica natura umana.
La stessa, identica natura umana che è in atto dal concepimento.
Un essere umano non dipende dalla fase in cui si trova, concepito o adulto, ma dal fatto di essere uomo.
Un bambino non vale meno di un adulto ed un embrione non vale meno di un bambino.
Questa è la verità che testimonia la nostra fede.
Gesù è stato concepito in forma embrionale, già presente quindi con la sua anima immortale.
Si potrà non credere a questo a livello spirituale, religioso, morale.
Ma si dovrà credere allora a ciò che dice la scienza, la quale afferma che subito dopo il concepimento avviene la cosiddetta “onda calcio” cioè la formazione di un DNA già formato, diverso da quello dei genitori, unico e irripetibile.
È la scienza stessa che dice quindi che non è la forma a determinare la natura ma è la natura che determina la forma.
E quindi quel concepito è già uomo in divenire.

SE NON SI PARTE da questa verità, ossia che il concepito è vita, non si può capire perché l’aborto non possa essere un DIRITTO ma sia in realtà un DELITTO.
E abortire allora entra in conflitto con la coscienza.
Quindi se non partiamo da questa verità ogni manipolazione sulla vita diventa lecita.
Ma questa è l’unica realtà, anche se viene messa a tacere dalla “guerra delle parole”.
Si può quindi concludere dicendo che le parole di Papa Leone, diventano risposta per coloro che attaccano un vescovo per aver ricordato una verità sull’uomo. Peccato sia stato l’unico tra i sacerdoti, aggiungo io a dare testimonianza di questa immensa verità.
Il papa ha voluto evidenziare con il suo intervento l’importanza della vita nascente e della sua custodia.
L’aborto allora, alla luce della verità, è da vedersi per quello che è:

SOPPRESSIONE DELLA VITA.

Le donne vanno aiutate ad accogliere la vita, incoraggiate e non ingannate dalla bugia del grumo di cellule.
I figli rappresentano il benessere del presente e del futuro.
La 194 non è una conquista, se guardiamo al vero significato delle parole.
È dalla natura umana che scaturisce la forma e con l’aborto non si elimina il grumo di cellule ma la natura stessa di un uomo.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it