PMA,non è questione di numeri ma di bimbi scartati:dott. Alberto Virgolino

Procreazione medicalmente assistita, risponde il Presidente dell’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici

Replica del Comitato “Pro-life insieme” all’articolo del Corriere del 14.01.2026. “PMA in Italia, chi vuole un figlio viene ostacolato: ecco come e perché.” https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/perche-e-come-l-italia-ostacola-chi-vuole-un-figlio-come-funziona-la-pma/769c632b-fb2a-49ac-a29f-2321bb167xlk.shtml

E’ certamente interessante l’ampia panoramica che Milena Gabanelli e Martina Pennisi presentano sulla PMA in Italia. Documentano sostanzialmente con giornalistica apprensione la difficoltà alla generatività delle coppie italiane, ma anche delle singole donne ed eventualmente omossessuali, che già possono accedere alla PMA in alcuni Paesi esteri più emancipati. Viene pertanto chiamata in causa, quale rimedio ideale, la biotecnologia applicata alla fecondazione extracorporea (FIVET/ICSI) che è alla base della PMA di II e III livello. E viene sollecitata la sua quanto più tempestiva estensione ulteriore sul territorio nazionale, giudicando insufficiente anche l’inserimento nei LEA con il contributo dello Stato per ben 6 tentativi per coppia (considerati eccessivi anche dagli stessi operatori biotecnologi). Inoltre, il costo a spese del SSN per la PMA omologa (Euro 2.750/ciclo) e per l’etrologa (Euro 3.100/ciclo) sarebbe inferiore a quello reale applicato dai Centri privati e convenzionati.

Sarebbe dunque un problema di equità e giustizia socio-sanitaria soddisfare il desiderio di genitorialità di un numero sempre crescente di coppie infertili. Quindi un contributo considerato anche efficace e significativo per sostenere la natalità, così fortemente in crisi.

Aspetti critici della Procreazione medicalmente assistita 

Eppure, se si avesse l’onestà intellettuale di leggere in modo più attento la Relazione del Ministero (R.M.) della Salute al Parlamento italiano sulla applicazione della L.40/2004, per quanto ferma ai dati raccolti nell’anno 2022, si scoprirebbero diversi aspetti critici che, evidentemente, raffredderebbero tutto l’entusiasmo (economico) dei fautori della PMA. Proviamo ad evidenziarne i più importanti.

Spreco di embrioni e ovociti

Anche nel 2022, come negli anni precedenti – ormai più di 20 anni dalla promulgazione della legge 40 – nella FIVET/ICSI omologa osserviamo uno spreco di ovociti e di embrioni.

Dei 347.097 ovociti prelevati a fresco (una media di 7,7/prelievo) sono stati inseminati solo il 71,93% producendo 172.777 embrioni, di cui sono stati dichiarati trasferibili in utero 96.041 (55,6% dei prelevati); di questi ne vengono crioconservati ben 62.618 (65,20% degli embrioni trasferibili) e solo 33.423 (34,8% dei trasferibili) vengono traferiti in utero. Dopo il trasferimento in utero sono sopravvissuti solo 4.654 nati vivi (4,85% degli embrioni trasferibili ovvero il 13,92% degli embrioni trasferiti in utero). Il numero degli embrioni sopravvissuti fino alla nascita per tutte le FIVET/ICSI omologhe (a fresco, con embrione scongelato FER, con ovocita scongelato FO) sono stati 11.866 (17,13% dei trasferiti); gli embrioni sacrificati in totale sono stati 57.373 (82,87%). Delle 65.451 coppie trattate con l’omologa soltanto 11.238 donne sono giunte al parto (17,17%).

Nella FIVET/ICSI eterologa possiamo conoscere dalla R.M. il numero degli embrioni trasferiti pari a 13.420 e di questi, il numero dei sopravvissuti fino alla nascita pari a 3.717 (27,7% dei trasferiti). Gli embrioni sacrificati in totale sono stati 9.703 (72,30%). Delle 12.654 coppie in totale trattate, solo 3.601 donne sono giunte al parto (28,45%).

Commercio camuffato dei “ rimborsi spese”

Nell’eterologa un aspetto critico evidenziato, in un certo senso anche dalle giornaliste del Corriere, è quello del commercio camuffato da “rimborsi spese” per i gameti (spermatozoi e ovociti) o per gli stessi embrioni “donati”, forniti da banche estere. Ma preoccupa anche lo scambio egg-sharing tra laboratori di PMA italiani e stranieri che effettuano la FIVET/ICSI eterologa; si rende possibile infatti, che nel tempo, possano incontrarsi figli e figlie prodotti/e in vitro con spermatozoi e/o ovociti di uno stesso donatore o donatrice, andando così incontro al problema della consanguineità.

Embrioni crioconservati a -196 gradi

Ad un notevole numero di embrioni viene riservata anche la sorte del freezer a -196°C, detta crioconservazione, in una percentuale altissima nella FIVET/ICSI omologa (nella R.M: non viene riportato questo dato per l’eterologa). Nel 2022 sono stati 63.401 gli embrioni crioconservati (cfr Tabella 58) e vanno ad aggiungersi agli altri embrioni prodotti e non trasferiti in utero negli anni precedenti per un totale di 193.915! E il numero di questi embrioni con un destino incerto è in costante crescita di anno in anno!

Alti tassi negativi della PMA rispetto alle gravidanze naturali

Un aspetto che non viene considerato riguarda gli alti esiti negativi della PMA, rispetto alle gravidanze naturali. Nella Tabella 53: gli aborti spontanei, aborti terapeutici, gravidanze ectopiche, avvengono dal 24 – 35% nelle omologhe e dal 20 -22% nelle eterologhe. Nella tabella 54: il parto con il taglio cesareo avviene nel 46,9% per l’omologa e dal 45 al 73,2% per i nati con l’eterologa. Nella tabella 56 sono riportati gli esiti perinatali, tanto più frequenti e gravi quanto più alto il numero dei gemelli: il basso peso dei neonati (< gr. 2.500) è del 12,2% per i nati con l’omologa; varia dal 8,6% al 13,1% per i nati con l’eterologa. I nati pretermine (< 37 settimane di gravidanza), sempre direttamente correlati alla gemellarità, sono il 12% per l’omologa e dal 7,8% al 13,5% per le eterologhe. Nella Tabella 57 sono riportati i numeri delle malformazioni, dei nati morti e dei morti neonatali che possono raggiungere e superare anche l’1%.

Rischi per la salute della donna ( anche di mortalità)

Un ultimo ma non meno importante fattore di criticità per la PMA riguarda i rischi per la salute della donna che si sottopone a queste tecniche. Innanzitutto l’iperstimolazione ovarica finalizzata allo sviluppo contemporaneo di molti ovociti (anche più di 10 per ciclo); se si eccede nel trattamento ormonale può causare una sindrome pericolosa per la salute della donna (OHSS). Nella statistica della PMA nel 2022 ben il 12,5% delle donne hanno dovuto interrompere il ciclo di fecondazione extracorporea per l’insorgere di questa sindrome (cfr Tabelle 8 e 12 della R.M.).

Esistono poi i rischi di mortalità materna connessi alla PMA (di cui nessuna relazione ministeriale fino ad oggi ha riferito pur essendoci delle pubblicazioni prodotte dallo stesso ISS e presentate ufficialmente a Roma il 14 marzo 2019: Primo rapporto Itoss “Sorveglianza della Mortalità Materna” in cui possiamo leggere: “Un’altra condizione frequente tra le donne decedute è il ricorso alle tecniche di Procreazione medicalmente assistita (Pma): l’11,3% delle morti materne (12/106) riguarda donne che hanno concepito mediante tecniche di Pma“). Le condizioni più a rischio sono l’età della donna uguale o maggiore a 42 anni e l’IMC (BMI) pari o superiore a 30 Kg/mq (obesità).

Conseguenze psicologiche per le coppie

Non bisogna poi sottovalutare le conseguenze sul piano psicologico che si riversano sulle coppie che vedono fallire i tentativi ripetuti di fecondazione artificiale. E non sono poche, come abbiamo visto in precedenza: nel computo generale comprensivo di tutte le tecniche, omologhe ed eterologhe, circa l’80% delle coppie non ottengono il “figlio in braccio”!. Ma la percentuale supera il 90% nelle donne di età superiore ai 40 anni.

Spreco di risorse economiche del Servizio Sanitario Nazionale 

Se infine volessimo ipotizzare una simulata economica, prendendo come riferimento il numero delle coppie che nel 2022 – ma saranno sicuramente in numero maggiore nei prossimi anni – che sono state trattate con la PMA omologa (65.451) ed eterologa (12.654), tenendo conto che ognuna potrebbe essere sottoposta ad almeno 3 cicli, considerando le tariffe stabilite dal SSN per ogni ciclo (Euro 2.750 per l’omologa e Euro 3.100 per l’eterologa come costo-base), il budget necessario per tutte le PMA in un anno ammonterebbe ad Euro 657.652.950. Considerando poi che circa l’80% di questa spesa non avrà l’esito sperato, significa che ben 526.122.360 Euro sarebbero sottratti inutilmente al SSN!

Enorme numero di embrioni umani manipolati, selezionati, scartati, commerciati

Alla luce di quanto abbiamo potuto rilevare da tutti i dati ufficiali relativi alla PMA secondo quanto documentato nell’ultima R.M. presentata al Parlamento, la nostra ragione e la deontologia medica si sentono profondamente offese per l’enorme numero di embrioni umani – non di altri mammiferi sui quali sarebbe forse discutibile anche per loro applicare una siffatta sperimentale procedura con tale scarsa efficacia – che vengono manipolati, selezionati, scartati, crioconservati, importati ed esportati come oggetti commerciali sui quali investono vere e proprie “compagnie imprenditoriali di PMA”, avendo riscontrato l’enorme profitto economico che se ne ricava, ancor meglio se con il contributo aggiuntivo dello Stato.

E’ davvero triste constatare quanto l’inestimabile valore della vita umana, di ogni singolo embrione, fin dal suo sorgere biologico, il concepimento, venga trattato senza rispetto, come una cosa o ancor meno…

Dr. Alberto Virgolino – Presidente AIGOC
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it

Gentile Comitato, nell’articolo in questione abbiamo scritto dei rischi per la donna

e del fatto che i centri privati.non vanno troppo per il sottile.  il Testualmente:
Una discussione che dovrebbe accompagnare anche la consapevolezza: i rischi biologici aumentano con l’età, e i centri privati, al contrario del Servizio Sanitario nazionale, tendono ad essere più “flessibili”.
Sul resto, ho il massimo rispetto per le posizioni altrui, ma mantengo il diritto di avere posizioni diverse.
Un cordiale saluto
Milena Gabanelli