“GLI OSPEDALI DEVONO CURARE O CONVINCERE?”
Questa è la domanda che conclude l’articolo “La stanza dell’ascolto”.
Partirei dunque dal significato della parola “curare” che vuol dire proprio prendersi cura di qualcosa, di qualcuno.
Mirando, nel caso della medicina, a raggiungere la salute, l’armonia e il benessere del corpo.
Per poter meglio arrivare a tale scopo, la scienza medica tende ad avere un approccio “olistico” ( dal greco holos, tutto/intero) considerando quindi la persona nella sua totalità e complessità.
Valutando tutto quello che la compone: corpo, mente, spirito, ambiente e mirando al suo benessere ed equilibrio complessivo.
Coinvolgendo sia l’aspetto psicologico che emotivo del paziente.
Tale forma di prestazione tende a “convincere” chi ha bisogno di cure, stabilendo con lui una comunicazione empatica e complice al fine di guidarlo verso scelte terapeutiche consapevoli.
Quindi per rispondere alla domanda iniziale direi che il lavoro del medico è quello di curare cercando di “convincere” il paziente, costruendo con lui un rapporto di fiducia, in modo tale che il malato si affidi con serenità alle cure.
Mi sembra, questo punto, che una parola non escluda l’altra.
TUTTAVIA QUANDO SI PARLA di pro-life , di centri di aiuto alla vita e, in caso dell’articolo di “stanza dell’ascolto”, c’è sempre chi ne fa un discorso morale o moralistico chiamando in causa la libertà violata di una donna che decide di abortire, da parte di chi vorrebbe impedirglielo.
Continuando peraltro a ribadire con forza che la 194, legge che nel 1978 ha introdotto in Italia l’aborto, non si tocca e che quindi l’aborto è un diritto.
La l. 194 però non parla di “diritto di aborto” o di “autodeterminazione della donna”.
La legge è impostata sulla salvaguardia della salute della donna palesando in un certo senso una protezione al nascituro.
Purtroppo però le parti in cui la legge si esprime a favore della vita sono equivoche, e pur non negando che la vita è vita dal concepimento, non sono abbastanza forti da rendere ciò chiaro ed inequivocabile.
Questo porta ad una interpretazione errata, tale da fare ritenere l’aborto un diritto.
Una legge dunque la 194, che andrebbe rivista, emendata a favore della reale tutela della maternità e della vita nascente, la quale è portatrice di diritti.
VI È UNA IDEOLOGIA che purtroppo non vede il concepito come un essere umano reale, concreto, unico, irripetibile ma solo una vita potenziale, un progetto.
Questo ingiusto condizionamento del “grumo di cellule” porta la donna ad abortire perché spinta, magari in un momento di grande difficoltà, a convincersi che non c’è realmente un altro essere umano che cresce dentro di lei.
Quale è allora il compito dei centri di aiuto alla vita, delle stanze dell’ascolto?
È quello di ascoltare le donne nella libertà, aiutandole a capire cosa le spinge a non accogliere il loro bambino.
Non si vuole forzare né condizionare le donne ma scommettere sulla loro capacità di accoglienza se aiutate e sostenute.
Nessuna donna arriva a decidere di abortire a cuor leggero.
Lo sanno gli operatori che prestano il loro servizio nei centri che danno aiuto alle madri per superare il lutto che una interruzione di gravidanza sempre porta con sé.
GLI OSPEDALI hanno il compito di curare stabilendo un rapporto di fiducia con il paziente, convincendolo che la strada che si vuole intraprendere con lui è pensata per il suo bene.
La stanza dell’ascolto, i centri di aiuto alla vita e tutte le strutture che operano perché credono nella dignità della vita dal concepimento alla morte naturale, non sono lì per fare il lavaggio del cervello alle donne.
Credono invece in loro, nella loro forza.
Provano a lanciare una scialuppa nel mare tempestoso in cui si trovano a navigare.
Provano, non costringono, perché la mamma è sempre libera di accettare o meno l’aiuto.
Però questo aiuto è importante tentare di porgerlo in quanto capita spesso, e i volontari dei centri di aiuto alla vita lo sanno, che le madri poi ritornino, piene di gratitudine, con il loro bambino tra le braccia.
Il mio non vuole essere un finale da commedia rosa ma è l’epilogo commovente e gioioso che i prolife hanno visto tante volte e che li spinge a non mollare, mai!
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
www.prolifeinsieme.it
