Legge 194, campana della vita: precisazioni dell’avv. Giuseppe Longo

https://retelabuso.org/2026/01/11/dalla-retorica-della-vita-alla-realta-dei-diritti-la-legge-194-78-e-una-conquista-femminista-e-democratica-va-applicata-e-difesa/

Precisazioni a margine del flash mob di Savona contro la Campana della Vita

Che le posizioni del Comitato ProLife Insieme, al flash mob sulla Campana della Vita di Sanremo fortemente voluta da Mons. Suetta, potessero catalizzare un dibattito già molto acceso, nel confronto di più opzioni rispondenti a visioni assai diverse sulla vita e la sua tutela, era prevedibile.
Che delle polemiche potessero insorgere sulla base di una lettura superficiale, se non artatamente speciosa, delle riflessioni espresse dal comitato sull’iniziativa, era evenienza del pari preventivata.
Si ha riguardo a nota dell’11 gennaio a firma dell’Avv. Mario Caligiuri, che richiede delle precisazioni.
Prima di entrare nel merito delle sue asserzioni, si impone la correzione di una illazione dovuta probabilmente a una lettura affrettata e non adeguatamente ponderata, a cui lo invitiamo ex novo.
Ipotizza Caligiuri che la tutela della vita perorata dal Comitato Pro Life sarebbe improntata a una     gerarchia discriminatoria nei confronti di altre forme di violenza perpetrabili a danno dei bambini. Da dove il collega abba inteso trarre lo spunto di tale erroneo convincimento resta un vero mistero.
Basta rileggere la nota a firma Manuela Ferraro per cogliere come il chiaro intendimento espresso, fosse quello di estendere tutele previste per l’integrità dei bimbi già nati, pure a quelli in gravidanza.  Il che piuttosto che sottendere una discriminazione o sottovalutazione indica invece un’equivalenza.
Che il Comitato Prolife abbia inteso concentrare il proprio impegno a favore dei bimbi in gravidanza, è scelta non retorica ma plausibile e corretta, oltre che rispondente a canoni etici mutuati dalla fede. Un orchestrale, nell’esecuzione di un concerto segue l’intero spartito ma suona il proprio strumento.

Ciò chiarito pro amore veritatis, altre asserzioni, ben più onerose, devono ricondursi ad esattezza.
Essa si rivelano viziate nei loro presupposti da un vulnus sotteso a un approccio alla questione frutto di un retaggio ideologico, ma avulse da una lettura obiettiva della sua effettiva e drammatica realtà.
Nel rievocare la 194, ostentando pure un certo orgoglio, Calagiuri la definisce una legge femminista.
Illazione che, se censurabile sul piano etico, lo è ancor più, da collega a collega, sul piano giuridico.
La Legge in sé non può essere femminista o maschilista; nordista o sudista; modernista o misoneista.
La legge deve essere sintonica al Diritto Naturale e alla Costituzione che proprio in ambito di famiglia e quindi di rapporti tra genitori e figli, lo richiama espressamente all’art. 29 e quindi pure ai seguenti.
In ragione del quali, nonché proprio di quel principio di eguaglianza sostanziale da lui erroneamente evocato a contrario, la vita del concepito deve sempre tutelarsi, come per qualsiasi essere umano.

Vulnus, peraltro, implicitamente ammesso dallo stesso Caligiuri, che infatti al riguardo della legge e delle sue implicazioni utilizza reiteratamente il termine di aborto e non quello di interruzione di gravidanza, ipocritamente sostenuto da molti altri suoi fautori per occultarne l’intrinseca natura omicida. Se dobbiamo parlare di aborto volontario, indi parliamone bene; e con cognizione di causa.

Provare poi a suffragare la legittimità dell’aborto col diritto alla salute, non sta né in cielo né in terra.
Qui si opina della liceità e prima ancora della eticità dell’aborto volontario; e se la nascita di una vita non è certo una patologia, la sua soppressione non può essere la terapia. Altri in passati non troppo remoti, in questo continente, hanno praticato l’eliminazione di bimbi indifesi da parte di medici. L’Europa che smarrisce le radici cristiane sembra volere sprofondare nello stesso baratro di orrore.

Che poi la maternità sia un destino biologico imposto, è francamente risibile, essendo espressione invece del dono più prezioso, quello della vita, di cui hanno goduto anche gli abortisti… non abortiti!

Infine, vi è un punto che Caligiuri stesso asserisce come decisivo … ma in senso opposto al suo dire!
Sostiene che il miglioramento della legge non riguarda solo le donne ma pure gli uomini, alias i padri.
Traiamo spunto dal suo asserto per emendarlo, nel senso che sarebbe proprio la cancellazione della legge invece a poter garantire la tutela dei loro diritti di genitori, in quanto non esclusivi della madre.
Soccorre qui rievocare la sentenza della Corte di Cassazione del 6 ottobre scorso che ha riaffermato il principio mutuato dal diritto naturale, della tutela del rapporto di entrambi i genitori con la vita del concepito durante la gravidanza; e implicitamente la sua intangibile natura di persona umana. Rapporto equivalente tra padre e madre ed esteso ai fratelli. Se il concepito è figlio già in gravidanza, in quanto persona, non può essere mai eliminato. Alla luce della pronuncia degli Ermellini la madre non può più considerarsi attrice unica del destino della vita che porta in grembo, la cui tutela ora va riformulata ex novo. Viene meno l’intero impianto della L.194/78 e si rimette in discussione il diritto ad abortire. Ciò rende lo slogan l’utero è mio e me lo governo io, quel che è: un’assurda nefandezza.

In definitiva, se è relativo ciò che possa pensare Caligiuri o il sottoscritto, l’aborto rimane ciò che è: l’omicidio di un essere umano indifeso; cosi deve essere definito nella sua essenziale brutale natura.
Se è vero che in materia di aborto e di sua rispondenza o meno al Diritto Naturale e alla Costituzione, e quindi, in dettaglio sulla legge 194/78, si auspica una più consapevole e meditata informazione, non ci si può esimere dal rilevare come, ben lungi dai suoi asseriti intenti, le affermazioni di Caligiuri si pongano in una direzione a ciò proprio antitetica…
Avv. Prof. Giuseppe Longo
Comitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it