Veneto, legge 194: difficoltà ad esercitare il “diritto” di abortire

https://www.105.net/vuole-abortire-contatta-23-ospedali-prima-di-riuscire-a-trovarne-uno-disponibile/?noamp=mobile

Egregio Direttore, mi ha molto stupita la notizia relativa alle difficoltà per abortire cui sarebbe andata incontro una donna del Veneto, respinta- a suo dire- da ben 23 ospedali prima di poter finalmente esercitare il suo “ diritto”.
Mi ha stupita perché, nell’articolo, risultano alcune incongruenze che non riesco a spiegarmi, visto che da pro-life sono ben informata su tutte le procedure di applicazione della legge 194.
Provo però a capire in base ad alcuni dati relativi al Veneto.
Da una rapida ricerca risulta che in Veneto ci sono 32 strutture ospedaliere.
La maggioranza offre entrambi i metodi: farmacologico (con RU486/mifepristone + prostaglandine) e chirurgico (isterosuzione o raschiamento, non farmacologico).
•  L’IVG farmacologica rappresenta il 64% del totale nel 2024 (in aumento dal 53% del 2023), ma non è disponibile in tutte le strutture.
•  Almeno 6-10 ospedali privilegiano o offrono principalmente il metodo chirurgico (con poche o zero IVG farmacologiche registrate, es. Asiago, San Donà di Piave, Portogruaro, Arzignano, Piove di Sacco, Belluno e altri simili).
•  Complessivamente, il metodo chirurgico è praticato in oltre 25 strutture, poiché anche quelle con alta percentuale farmacologica (fino al 100% in alcuni casi) mantengono la capacità di eseguire interventi chirurgici quando necessario (per epoca gestazionale avanzata entro i 90 giorni, preferenze della paziente o controindicazioni).( Grok)

Sembra dal vostro articolo che la signora rischiasse di superare il limite dei 90 giorni previsti dalla legge per l’aborto, di conseguenza provo ad avanzare un’ipotesi: non sarà che la signora si è accorta tardi di essere in gravidanza e quindi di non poter accedere all’aborto farmacologico, consentito fino a 7 o 9 settimane, a seconda delle regioni?
Se così fosse, sarebbe corretto osservare che il rifiuto dell’accesso alla RU486 è stato fatto a garanzia della salute della signora, non per volontà di osteggiare il suo “ diritto” all’aborto: sono noti i gravi danni e rischi causati dall’aborto farmacologico, dei quali però nessuno parla. https://prolifeinsieme.it/bologna-ru486-e-femministe-i-rischi-della-disinformazione/
Da donna, poi, sottolineo una conseguenza psicologica grave per chi ha abortito: la sindrome post aborto, che si manifesta anche dopo anni, e che consiste in un dolore profondo con risvolti anche pesanti sulla vita di tutti i giorni: anche in questo caso, nessuno si occupa mai di informare preventivamente la donna.
A completamento dell’informazione, sarebbe anche opportuno specificare che, in qualunque epoca gestazionale la donna si trovi, abortendo esercita un “ diritto” che confligge con quello del bimbo che porta in grembo, il cui cuore inizia a battere dal 18mo giorno dopo il concepimento.
Certa del riscontro della mia replica.

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente del Comitato “ Pro-life insieme “
www.prolifeinsieme.it