Rai 3 e Comitato “Pro-life insieme “: la verità sulla pillola RU486

https://drive.google.com/file/d/1DO3P3Cn_1k4AXUyual187Z2vNgpbhYoK/view?usp=

Il comitato Prolife insieme è una rete nazionale che ogni giorno pubblica articoli e replica alle testate e ai siti con l’obiettivo di incidere culturalmente sulla mentalità contraria alla vita nascente. Il presidente è Don Francesco Giordano, docente di teologia alla Catholic university di Washington a Roma.

Oggi parliamo di uno dei temi più trattati sul nostro sito, ma vogliamo farlo per difendere la donna, chiarendo alcuni aspetti sulle modalità di aborto regolato dalla legge 194: chirurgico e farmacologico. Molti giornali sponsorizzano l’aborto con la pillola RU486,usata nel 52% dei casi, stando agli ultimi dati censiti nel 2022 , che in totale sono stati 65.661 .

1) Qual è il meccanismo d’azione della pillola RU486?

La pillola RU486 è a base di MIFEPRISTONE, Crea un ambiente ostile nell’utero materno al prosieguo della gravidanza e favorisce così il distacco della blastocisti o del sacco gestazionale con l’embrione. Per potenziare l’effetto abortivo del MIFEPRISTONE, soprattutto nella sua azione di espulsione dell’embrione dall’utero, si aggiunge poi un farmaco chiamato MISOPROSTOLO che facilita la contrazione uterina e la dilatazione del collo dell’utero. Queste due sostanze vengono somministrate in sequenza alla donna per produrre l’effetto abortivo fino al 63º giorno del concepimento, ovvero nove settimane.

2) Quali sono i rischi documentati per la donna?

L’effetto collaterale più frequente è sicuramente il dolore che si presenta in più del 50% delle donne . In un caso su 10 il dolore persiste anche una settimana dopo l’assunzione del farmaco. Inoltre vi sono nausea, vomito, diarrea o cefalea in una proporzione variabile di casi.

In due casi su 100 vi è la possibilità di un mancato o incompleto aborto che costituisce una percentuale quattro volte più frequente del metodo chirurgico. In un caso su 100.000 vi è un rischio di mortalità materna dovuto principalmente ad emorragia, sanguinamento protratto, ed infezioni gravi da determinare shock settico. Un rischio di mortalità, 10 volte superiore rispetto all’intervento chirurgico.

3) Quali sono le conseguenze di carattere psicologico sulla donna dopo l’assunzione della pillola RU486, aborto farmacologico?

Quando una donna prende questa pillola ha veramente la sensazione di essere responsabile del suo aborto quindi ci può essere una maggiore sofferenza psicologica. Nel periodo critico delle due settimane durante le quali la donna può attendersi

l’espulsione dell’embrione, il piccolo è già molto simile a un bambino, il capo e gli arti si possono già distinguere. La vista dell’embrione espulso che poi è il figlio della donna può essere per lei causa di sofferenza psicologica, soprattutto perché la donna attende l’evento aborto a casa magari in solitudine, con dolori per cui uno stress ansiogeno è sicuramente prevedibile.

Studi sull’aborto volontario chimico hanno evidenziato che il 56% delle donne dichiarava di aver riconosciuto l’embrione e il 18% denunciava come conseguenza incubi, flashback e pensieri ricorrenti. Il 18% delle donne presentavano un disturbo da stress post traumatico. Quindi possiamo concludere che la modalità di aborto con RU486 comporta una sofferenza psicologica importante al pari dell’aborto chirurgico che già di per sé ha delle conseguenze forti sulla psiche della donna, soprattutto a distanza di tempo dall’evento abortivo.

Non possiamo tacere, poi gli effetti culturali della promozione mediatica sanitaria della RU: la banalizzazione dell’aborto con la completa eclissi del bambino concepito; la privatizzazione dell’aborto volontario; la libera commercializzazione per aborto fai da te; il totale disimpegno della società nei confronti della donna, madre e della vita del bambino concepito. È possibile leggere molti articoli sul nostro sito e documentarsi ogni giorno www.prolifeinsieme.it

Prof. Vittoria Criscuolo

Vicepresidente del Comitato “ Pro-life insieme “

http://www.prolifeinsieme.it

*Scheda predisposta dal dott. Alberto Virgolino

MIFEPRISTONE  (RU-486)

Origine e meccanismo di azione.

La pillola RU-486 a base di Mifepristone, prende il nome dalla casa produttrice francese, Roussel – Uclaf,  che la produsse per la prima volta nel 1982, grazie al suo inventore Etienne – Emile Baulieu.

Per il suo meccanismo di azione finalizzato a uccidere un essere umano nella sua fase iniziale di sviluppo intrauterino, dopo le prime settimane dal suo concepimento, il Prof. Jerome Lejeune, pioniere della diagnosi genetica delle malattie cromosomiche come la trisomia 21 (Sindrome Down), non ebbe scrupoli a definire questa sostanza – il mifepristone – “il primo pesticida umano”, in un dibattito pubblico televisivo con lo stesso inventore.

In effetti non può definirsi farmaco una sostanza che agisce come un vero e proprio veleno (dalla Treccani: “Sostanza di origine esogena che, introdotta per qualsiasi via, anche in dosi relativamente piccole, in un organismo, ne compromette l’integrità strutturale o la funzionalità, con effetto generale o elettivo”).

La sua struttura chimica è molto simile al Progesterone, l’ormone fondamentale per l’impianto dell’embrione nell’utero dopo il suo concepimento nella tuba e per le fasi successive della formazione della placenta e quindi del nutrimento dell’embrione stesso. Questa sostanza fa parte di una classe di prodotti chimici di sintesi chiamati “modulatori selettivi del recettore del progesterone”, tra cui è compreso anche l’Ulipristal acetato (UPA) contenuto nella “pillola dei 5 giorni dopo” (ellaOne). Agiscono secondo un principio biochimico di base di “inibizione competitiva” nei confronti del Progesterone, come antagonisti del recettore del Progesterone stesso.

Il mifepristone infatti, ha un’affinità 5 volte superiore a quella del Progesterone per legarsi ai recettori della parete uterina o endometrio, azione necessaria al Progesterone per poter svolgere la sua azione di preparazione dello stesso endometrio all’inizio della gravidanza. Se dunque questi recettori vengono occupati dal mifepristone, a causa della sua maggiore affinità o capacità di legame con loro, rispetto al Progesterone, ne consegue il loro blocco pressochè totale. A ciò consegue: lo sfaldamento della decidua (membrana interna dell’endometrio che predispone la formazione della placenta), il distacco della blastocisti (embrione nella prima settimana di vita) o del sacco gestazionale, la riduzione della beta-HCG (ormone dell’abbozzo placentare) e del Progesterone da parte del corpo luteo nell’ovaio, un accumulo di prostaglandine con l’aumento di 5 volte della sensibilità del miometrio (parte muscolare della parete uterina) alle stesse prostaglandine che ne provocano l’aumento della contrattilità, modificano la cervice uterina provocando e facilitando cosìl’espulsione della blastocisti o dell’embrione in una fase più avanzata del suo sviluppo.

Il mifepristone non ha un effetto simile su una gravidanza impiantata al di fuori dell’utero, dimostrando l’urgente necessità di escludere una gravidanza ectopica prima di utilizzare il mifepristone, poiché un embrione impiantato in una tuba di Falloppio può continuare a crescere, minacciando la vita di una madre con rottura delle tube ed emorragia catastrofica.

Il mifepristone ha anche un’alta affinità, 3 volte superiore, rispetto al cortisolo, per i recettori di questo importante ormone. Pertanto questa azione può contrastare l’effetto dei corticosteroidi se assunti in determinate situazioni cliniche (ad es. insufficienza surrenalica, asma bronchiale).

Misoprostolo

Per potenziare l’effetto abortivo del mifepristone, soprattutto nella sua azione espulsiva dell’embrione dall’utero materno, è stato aggiunto, in sequenza temporale, un altro prodotto di sintesi, analogo della prostaglandina PGE1, chiamato misoprostolo. Scoperto nel 1973, veniva indicato per la prevenzione dell’ulcera gastrica da assunzione cronica di FANS, con il nome commerciale di Cytotec. Ma per il suo meccanismo d’azione sulla induzione della contrattilità uterina e la modificazione in ammorbidimento e dilatazione del collo uterino, è stato introdotto anche come prodotto abortivo, determinando l’espulsione dell’embrione dall’utero materno. In effetti, sono stati rilevati anche molti aborti clandestini provocati proprio dalla sua assunzione.

Applicazione del mifepristone per l’aborto volontario

Il mifespristone è stato approvato come prodotto abortivo, alternativo all’aborto volontario chirurgico, prima in Francia nel 1988 e nel 2000 negli USA.

In Italia è stata ammessa inizialmente la sperimentazione in alcuni ospedali nel 2005. Il 30.07.2009 l’AIFA ha dato la sua approvazione per la sua utilizzazione in tutti gli ospedali italiani come possibile pratica abortiva “farmacologica”. Così dal 2010 si è introdotto in tutte le Regioni, e nel 2011 sono stati effettuati aborti con mifepristone e misoprostolo negli ospedali di tutte le Regioni italiane, tranne le Marche, in una percentuale del 6,7% di tutte le IVG, secondo il dettato della legge 194/78: la donna che sceglieva questa modalità di aborto, doveva assumere le pillole di mefipristone e di misoprostolo all’interno della struttura ospedaliera nella quale rimaneva ricoverata fino al completo espletamento dell’intervento abortivo, come avviene per la modalità chirurgica. L’epoca di gravidanza nella quale veniva resa possibile questa pratica farmacologica era limitata ai 49 giorni, 7^ settimana compiuta di amenorrea.

Nel 2020, in piena pandemia da Covid-19, sono state apportate importanti modifiche all’applicazione di queste sostanze abortive. La circolare del Ministero della Salute del 12.08.2020 consentival’aborto farmacologico fino alla 9^ settimana, 63 giorni, di amenorrea; non era più vincolante il ricovero ospedaliero, ma venivano autorizzate anche “le strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale, autorizzate dalle Regioni”. Una quasi contemporanea determina AIFA, la n.865 del 14.08.2020, autorizzava l’impiego del medicinale Myfegine (RU-486 o mifepristone) in associazione sequenziale con il misoprostolo, fino al 63° giorno, senza vincolo di ricovero ospedaliero per la donna. Una successiva determina AIFA del 29.09.2022 sanciva l’inserimento nell’elenco dei farmaci erogabili dal SSN la combinazione del mifepristone 200 mg e, dopo 36-48 ore, del misoprostolo 800 microgrammi per via orale, sublinguale o vaginale. Veniva anche autorizzato l’uso off-label del misoprostolo nei servizi ambulatoriali e consultoriali.

Dunque, l’aborto volontario nella sua esecuzione è stato così facilitato, ma le garanzie di sicurezza per la salute della donna, contemplata nel dettato della stessa legge 194, sono state pericolosamente indebolite.

Nel 2022 comunque risultano essere state somministrate le pillole Myfegine (RU486) e consegnate quelle di Cytotec (misoprostolo)  per essere assunte a domicilio dalle donne che accedevano negli ambulatori autorizzati o nei consultori soltanto di tre Regioni: Emilia Romagna, Toscana e Lazio.

Protocollo operativo per l’aborto chimico o farmacologico

1° giorno: Mefepristone (RU486) 200 mg per os

2°-3° giorno (24-48, massimo 72 ore dopo): Misoprostolo 800 mcg per via buccale, sottolinguale, vaginale.

14° giorno: visita di controllo.

Efficacia abortiva è inferiore di 2,7 volte rispetto all’aborto chirurgico: aborti incompleti nel 4% e gravidanze in corso nel 3% dei casi (dati da letteratura internazionale).

N.B. La tempistica del trattamento è variabile, da poche ore a diversi giorni e non prevedibile a priori. Questo costituisce un elemento critico sulla psicologia della donna (vedi successivo paragrafo)*.

Effetti collaterali della RU486 e Misoprostolo

– Dolore addominale, crampiforme nella fase acuta, persiste almeno per una settimana (1caso/10).

– Sanguinamento che può protrarsi per 2-3 settimane; nel 5% dei casi può essere grave e oltre i 30 giorni, da richiedere anche un raschiamento o revisione della cavità uterina, necessaria emotrasfusione nel 0,9% dei casi.

– Nausea, vomito e diarrea molto frequenti (40-60%)

– Cefalea, verigini, astenia (40-50%)

– Febbre e brividi, specialmente dopo dosi ripetute di misoprostolo

Sintomi di allarme che necessitano di ricovero ospedalierourgente:

– Dolore intenso e persistente, in assenza di sanguinamento dopo 24h dal misoprostolo: sospetta gravidanza extrauterina.

– Febbre e malessere generale dopo 24h dal misoprostolo

– Astenia marcata, crisi lipotimiche, nausea, vomito e diarrea persistenti

– Perdite vaginali maleodoranti: sospetta infezione interna (endometrite)

Confronto tra aborto chimico (RU486) e chirurgico per gli effetti collaterali

– Sanguinamento 3,7 volte maggiore per aborto chimico

– Durata del sanguinamento 6,5 volte maggiore per aborto chimico

– Dolore addominale 1,6 volte maggiore per aborto chimico

– Febbre e vertigini 1,6 volte maggiore per aborto chimico

– Rischio di allergia per mifepristone o misoprostolo

Complicanze dell’aborto chimico

La complicanza dell’aborto chimico (RU486) più frequente è l’aborto incompleto e il mancato aborto. Nella letteratura internazionale viene riportata una frequenza di 1-2/100 IVG farmacologiche rispetto a 1/1000 aborti chirurgici. Nelle epoche di gravidanza inferiori alle 14 settimane si verifica la necessità di eseguire ulteriori interventi dopo l’aborto in 70/100 nei casi di aborto chimico e solo in 35/1000 casi di aborto chirurgico (“Buone pratiche clinico-assistenziali per il trattamento farmacologico dell’aborto”, Fondazione Confalonieri Ragonese, autori SIGO, AOGOI, AGUI, 21.08.2024, tabella 2.2 a pag.27). Dunque, è una complicanza che si verifica 10-20 volte di più con l’aborto chimico o farmacologico (RU4686 e Prostaglandine)!

Nell’ultima Relazione del Ministero della Salute al Parlamento italiano sulla applicazione della L. 194/78 per l’anno 2022, nella tabella 3.15 viene riportata la percentuale della complicanza di “mancato o incompleto aborto”: per le IVG chirurgiche è pari allo 0,27%; per le IVG farmacologiche (RU486+PG) è pari a 1,19%, cioè 4,4 volte superiore! Se poi, nella stessa tabella, consideriamo tutte le complicanze (anche emorragie, infezioni) si vede che la percentuale è sempre nettamente maggiore per la IVG farmacologiche (1,59% corrispondenti a 540 donne che hanno dovuto ricorrere al ricovero ospedaliero successivamente alla assunzione delle pillole abortive), rispetto all’intervento per raschiamento (0,96%) e per isterosuzione (0,38%), corrispondente ad un totale di soli 408 ricoveri ospedalieri successivi.

Si tratta purtroppo di dati incompleti sulle complicanze dell’aborto chimico o farmacologico; se si osserva infatti la tabella 27 della Relazione ministeriale, si nota che tra tutte le percentuali riportate relative alle complicanze, la percentuale – più alta anche dell’aborto incompleto (1,17%) – è quella dell’1,72% corrispondente a ben 1130 casi che non sono stati rilevati (N.R.)!Del resto, il confronto con le statistiche sopra riportate dalle maggiori Società specialistiche ostetrico-ginecologiche italiane sulle nette differenze di incidenza di queste complicanze tra le due modalità di aborto, è davvero eclatante (10-20 volte superiore contro le 4,4 volte rilevate dalla Relazione ministeriale).

Anche nella letteratura internazionale viene riportata la maggior incidenza di complicanze per l’aborto farmacologico. Ad esempio, nel report della Multinazionale Marie Stops Australia (non antiabortista) del 2020 vengono considerate le complicanze di tutte le IVG, e la loro incidenza è stata del 6,37%; di queste lo 0,89% erano conseguenti ad aborti chirurgici, e il 5,6% ad aborti farmacologici!

La mortalità materna conseguente ad IVG farmacologica è stata sempre evidenziata nella letteratura internazionale. Nel N.E.J. Medicine del 2005, Michael Greene valutò l’incidenza della mortalità per IVG chirurgica pari allo 0,1/100.000, mentre quella per IVG farmacologica era di 1/100.000, cioè 10 volte superiore! Questo maggiore rischio di mortalità materna si può attribuire a situazioni particolari conseguenti all’assunzione della RU486 e della Prostaglandina che non si verificano, o sono molto rare nell’intervento chirurgico abortivo: 1) le perdite ematiche notevoli e prolungate nei giorni, causa di shock emorragico; 2) l’infezione da Clostridium Sordelli per la ritenzione dell’embrione e degli annessi della gravidanza nell’utero, causa dello shock settico.

Il rapporto dell’FDA negli USA fino al 31.12.2018, a causa dell’aborto con RU486, ha contato 28 donne decedute e 97 gravidanze ectopiche; altri 18 decessi sono stati registrati in altri Paesi, per un totale di 46 donne morte.

In Italia, in base al numero delle donne decedute a seguito di aborto volontario che sono state registrate nel Primo Rapporto ItOSS Sorveglianza della mortalità materna negli anni 2013-2017, e nel rapporto su Mortalità e morbilità materna – anni 2008-2016 per la Regione Emilia Romagna, è stato stimato un tasso di mortalità dello 0.084/100.000 IVG chirurgiche e dello 0,90/100.000 IVG farmacologiche. Dunque un rischio di mortalità ben 10,7 volte maggiore per l’aborto con RU486 e misoprostolo!

Le conseguenze psicologiche dell’aborto chimico o farmacologico (RU486 e PG)

Caterine Euvrard, già addetta stampa della Roussel – Uclaf e poi della Exelgyn, la nuova casa produttrice francese della RU486, ha dichiarato: “Quando una donna prende questa pillola ha la chiara sensazione che è veramente responsabile del suo aborto”. Ci può essere perciò una maggiore sofferenza psicologica”.

Durante questo periodo critico di due settimane (tra il 49° e il 63° giorno di amenorrea) il piccolo embrione, in un sacco gestazionale amorfo, incomincia ad apparire molto simile ad un bambino, il capo e gli arti si possono già distinguere.

“In epoche gestazionali avanzate, la donna può distinguere il prodotto del concepimento tra i coaguli” (cfr tabella 1.2 Confronto delle principali caratteristiche dell’IVG farmacologica e dell’IVG chirurgica entro i 90 giorni. In “Indicazioni operative per l’offerta della IVG farmacologica in Italia – Ottobre 2023”).

La vista dell’embrione espulso (il figlio!) da parte della donna può essere per lei causa di sofferenza psicologica che si manifesta con un tasso maggiore di incubi, ricordi e pensieri intrusivi legati all’esperienza vissuta.

*I tempi di espulsione dell’embrione e degli annessi sono molto variabili (dalla letteratura internazionale):

PRIMA DEL GIORNO 3 (solo effetto della RU486): 5,3 – 6,3%

DURANTE IL GIORNO 3: entro 4 ore dopo il MISOPROSTOLO: 44,1 -50,3%

4 – 24 ore dopo MISOPROSTOLO: 18,7 – 22%

DOPO IL GIORNO 3: 8,2 – 8,6%

SCONOSCIUTO: 9,2 – 14,8%

L’attesa della donna dell’espulsione dell’embrione (figlio) in tempi non prevedibili, magari nella solitudine e con la sintomatologia complessa suddetta, non può non costituire per lei motivo di stress ansiogeno.

Come pure è ulteriore motivo di ansia per la donna l’attesa della visita di controllo dopo due settimane dall’inizio della procedura per verificare se l’espulsione è stata completa o necessita un ulteriore intervento chirurgico per la pulizia anche emostaticadella cavità uterina (nell’ 8% circa dei casi, negli studi internazionali; nella Relazione ministeriale per l’anno 2022, nell’1,19%, dato molto sottostimato).

Studi sull’aborto volontario chimico (RU486 e PG) hanno evidenziato i seguenti dati sugli effetti psicologici:

Il 56% delle donne dichiarava di aver riconosciuto l’embrione e il 18% denunciava come conseguenza incubi, flashback e pensieri ricorrenti

Il 18% delle donne presentavano un PTSD (disturbo da stress post-traumatico).

(Soderberg, Janzon &Sjoberg British Journal of Obstetrics and Gynaecology,1998);

Sicuramente questa modalità di aborto comporta una sofferenza psicologica maggiore rispetto all’aborto chirurgico che già di per sé ha conseguenze importanti sulla psiche della donna, soprattutto a distanza di tempo dall’evento abortivo.

La legge 194 e la RU486

Il numero totale degli aborti volontari in Italia nel 2022 (ultimo anno censito) è stato di 65.661, di cui n. 33.973 con RU486 e misoprostolo, pari al 52%; n. 30.419 chirurgici, pari al 46,6% (vedi Tabella 25 della Relazione ministeriale). Il numero assoluto delle IVG ha avuto un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente, 2021. E le IVG farmacologiche sono aumentate dal 47,2% dell’anno 2021 al 52% del 2022, ossia del 4,8%, secondo un trend in costante crescita fin dal 2005.

Questa crescente diffusione dell’aborto chimico con RU486 e misoprostolo è sostenuta in primis dall’OMS che ha prodotto due specifiche raccomandazioni, la prima nel 2012 ed una seconda aggiornata nel 2023 con la quale ha inteso promuovere l’uso di queste pillole abortive a livello mondiale. Tanto che tutte le Società scientifiche ostetrico-ginecologiche dei Paesi europei, Italia compresa, e le Agenzie internazionali di salute pubblica hanno fatto proprie le indicazioni dell’OMS.  Secondo queste Organizzazioni sanitarie l’aborto farmacologico, cosiddetto, deve essere “promosso” come metodo più “facile, sicuro, indolore ed economico”.

A queste imponenti (nel senso letterale del termine: che si impongono!) direttive fanno eco le associazioni e i movimenti che intendono rendere la pratica dell’aborto sempre più libera per la donna, esaltandone l’autodeterminazione in maniera assoluta, fino a considerare l’aborto un proprio diritto. E la modalità di eliminare il problema del figlio con due pillole, a casa propria, anziché tramite un intervento chirurgico in ospedale, alimenta indubbiamente il favore verso questa scelta. Peccato che non si tiene conto della salute della donna, per tutte le evidenze scientifiche che abbiamo detto in precedenza. Sembrerebbe infatti che il criterio dell’EBM (medicina basata sull’evidenza) sia soltanto appannaggio dell’OMS e delle Organizzazioni in accordo con lei.

Anche l’applicazione della L.194, a seguito dell’introduzione dell’aborto chimico e con le disposizioni che si sono succedute in questi ultimi anni da parte del Ministero della Salute e dell’AIFA, dimostra segni di inadeguatezza a favore di un più facile accesso all’aborto volontario. Ad esempio, è evidente che negli ultimi anni è aumentata la percentuale di donne che effettuano l’aborto nelle prime 8 settimane di gravidanza. Come pure è stato registrato dallo stesso Ministro della Salute l’aumento delle procedure d’urgenza, senza alcuna motivazione medica ai sensi dell’art. 5 della L.194, ma soltanto per far rientrare nei termini delle 9 settimane la somministrazione delle pillole abortive. Così viene anche vanificato il “tempo di attesa di 7 giorni” tra il rilascio del documento e l’inizio della procedura abortiva, rendendo più problematico alla donna un possibile suo ripensamento.

Un altro aspetto che fa nascere il sospetto di una non corretta applicazione della L. 194 a livello di base, dove avvengono le registrazioni dei dati fondamentali (come ad esempio: epoca di gravidanza della donna, modalità di aborto, complicanze post-aborto, motivi di ricovero ospedaliero post-aborto) è la presenza di una relativamente alta percentuale di dati non rilevati (N.R.) proprio in queste categorie di informazioni. Tanto da essere appariscenti le strane corrispondenze tra le percentuali molto alte di aborti farmacologici e quelle altrettanto superiori alla media nazionale dei dati non rilevati (N.R.) per quanto attiene all’epoca gestazionale o alle procedure d’urgenza, in alcune Regioni (Calabria, Basilicata, Umbria). Questo lascia sospettare che pur di favorire la modalità farmacologica dell’aborto, alcuni dati relativi all’epoca di gravidanza delle donne e le procedure d’urgenza vengono omesse nella registrazione dei casi.

La possibilità che viene data alla donna di poter assumere “in proprio” il secondo prodotto abortivo, il misoprostolo, conducendo all’eliminazione del bambino “a domicilio”, oltre a mettere in pericolo la salute psico-fisica della stessa donna (come abbiamo visto in precedenza) rende anche più problematica la registrazione degli eventi avversi, così da inficiare il computo corretto degli stessi. Si potrebbe infatti verificare, ad esempio, una complicanza emorragica post-IVG farmacologica per la quale la donna si reca in ospedale per avere la necessaria assistenza; ma nelle SDO, se la donna e il medico che l’assiste non dichiarano la causa reale dell’emorragia, tutto potrebbe essere fatto rientrare in una semplice metrorragia. Dobbiamo confidare che la nuova piattaforma informatica GINO++ introdotta dal 2023 dal Ministero della Salute, possa essere adeguatamente utilizzata dagli operatori di tutte le strutture sanitarie a cui afferiscono le donne che intraprendono un percorso di aborto volontario, sia chirurgico che farmacologico, così da fornire informazioni corrette e complete alle Regioni a cui fanno riferimento.

Effetti culturali della crescente “promozione” mediatica, politica e sanitaria della RU486

– la banalizzazione dell’aborto con la completa eclissi del bambino concepito;

– la privatizzazione dell’aborto volontario;

– favorire la libera commercializzazione della RU486 per la totale privatizzazione dell’aborto = “aborto fai da te”;

– il totale disimpegno della società nei confronti della donna madre e della vita del bambino concepito.

Dott. Alberto Virgolino

Presidente AIGOC

http://www.prolifeinsieme.it