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Il caso del gruppo “Mia Moglie”: il 47 % degli adolescenti non ha un’educazione sessuale strutturata. Il ruolo di scuola e famiglia
Da tempo internet “la rete” si presta ad acchiappare pesci privi di qualsiasi dignità. Le femministe tuonano contro un inesistente patriarcato: ma vorrei sapere quale uomo, inserito nella cultura condivisa di qualche decennio fa, avrebbe fatto esibizione della sua donna, e quale donna si sarebbe fatta agevolmente riprendere in immagini intime, poiché frequentemente esiste un esibizionismo femminile che emula quello di donne “di successo”.
Una sentenza della Corte d’Appello Federale USA del 2015 riporta: «Il grooming (adescamento, tipico dei predatori sessuali) si riferisce all’insieme delle azioni intraprese deliberatamente per esporre un minore ad attività sessuali», con l’obiettivo finale di «ridurre le inibizioni del minore al fine di prepararlo all’attività sessuale». Le linee guida OMS ed UNESCO sono giustamente accusate di indurre sessualizzazione precoce ed esporre al grooming.
I programmi di “educazione sessuale”, fallimentari nei loro scopi dichiarati, attirano l’attenzione di bambini e di adolescenti sulla sessualità, senza rispetto alcuno dei tempi e delle modalità intime, con le quali la persona in fase di crescita scoprirà in modo perfettamente singolare la sua stessa natura sessuata e potrà affrontare l’argomento nella calda calma del colloquio con i genitori, con i nonni, con i fratelli e le sorelle. Essi inculcano nelle menti di bambini e di adolescenti concetti conformi alla ideologia dei cosiddetti esperti, cosicché viene coercita o addirittura negata la libertà di scelte morali divergenti.
Certamente “il contesto digitale agevola comportamenti come il cyberstalking, il revenge porn, la sextortion e il grooming”, ma proprio per questo i genitori, che si dimostrano ansiosi in eccesso per il più piccolo evento che occorra ai più piccoli, non dovrebbero mettere nelle mani di bambini e di adolescenti smartphone ed internet senza alcun controllo.
Interventi educativi dovrebbero pertanto essere posti in atto con i genitori, non con gli alunni! Sarebbe ben possibile coinvolgere i genitori, anziché i soli rappresentanti nei consigli di classe, effettuando incontri con elementi della Polizia Postale, scegliendo orari compatibili con quelli lavorativi dei genitori. Da tempo esiste un Vademecum per la sicurezza online redatto da Polizia di Stato, Società Italiana di Pediatria, Facebook.
Per gli alunni la scuola dev’essere un luogo di sereno apprendimento, mentre la cosiddetta “educazione sessuale all’affettività” costituisce una ingerenza in prerogative delle famiglie senza rispetto delle diversità di ciascun alunno (alumnus = colui che dev’essere nutrito di sapienza; da alo = nutro). La scuola afferma il suo valore formativo se concentra la sua attività su alcuni pochi punti chiave di corretto insegnamento: lingua italiana, storia, geografia, matematica, scienze, materie curriculari delle scuole superiori. Si assiste invece alla dispersione in mille rivoli di interventi estranei e dissipatori di tempo e di energie. La dispersione genera confusione ed incentiva gli alunni al nulla ed escono sufficientemente ignoranti e privi di capacità critiche nei riguardi di afferenze (internet, chat, influencer, media, IA) disturbanti e addirittura patologiche.
Dott.Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme
www.prolifeinsieme.it