Salvare la vita dei bimbi prima della nascita, il ruolo della madre

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“Chi salva una vita salva il mondo intero” questo detto tratto dal Talmud è di origine ebraica. La frase deve la sua notorietà al film “Schindler’s List” che grazie all’ intervento dell’imprenditore tedesco Schindler, membro del partito nazista, racconta di come furono salvate 1.200 vite dalla furia folle di Hitler.
Una sola vita salvata ha infatti un valore immenso perché interrompe l’avanzare della morte, non la morte naturale che accomuna tutti gli esseri viventi ma la morte iniqua.
La turista piemontese ha fatto tutto quello che poteva per il suo bambino, primo fra tutto avergli dato la vita.
Grazie infinite a questa donna, a questa mamma che ha creduto nella vita anche se, forse, quella gravidanza probabilmente inattesa, ha scombussolato i suoi piani.
Ha avuto però la forza di andare fino in fondo per rispetto alla nuova creatura che stava crescendo dentro di lei e che non era un “grumo di cellule” senza vita, ma un bimbo con un DNA formato ed un cuore pulsante.
Ha condiviso con lui nove mesi per permettergli di essere pronto a respirare da solo. È stata per lui una culla sicura e protettiva.
Sicuramente si sarà instaurato un legame tra queste due vite, probabilmente per la mamma staccarsi da quel figlio inatteso sarà stata una scelta dolorosa. Anche se la decisione di separarsi è presa per garantire un futuro migliore al bambino essa comporta inevitabilmente dolore e sofferenza, dolore  destinato però ad affievolirsi nel tempo, in quanto c’è la certezza di aver fatto tutto il possibile affinché il bambino viva e viva bene.

Il parto in anonimato

Il parto in anonimato è un diritto riconosciuto dalla legge italiana che ha come obiettivo la tutela sia della madre che del bambino, ai quali viene garantita l’assistenza necessaria al primo intervento nonché di decidere se mantenere o meno il segreto sull’identità.
Il messaggio che questa donna ha lanciato con la scelta di portare a termine la gravidanza è un meraviglioso messaggio di speranza perché crea nuovi paradigmi che danno slancio alla vita nascente.
Questo è lo sforzo verso cui bisogna orientarsi per dare dignità alla donna che custodisce nel suo corpo questo meraviglioso compito. L’affascinante mistero della vita nascente non si può fermare allo stop dello slogan “il corpo è mio” perché in questo caso i corpi diventano due.
Purtroppo la legge 194, nata forse per impedire il lavoro di “mammane” senza scrupoli e spesso senza precauzioni igieniche, si è trasformata in una aberrante routine per la quale, negli ospedali italiani è prevista una giornata dedicata.
Si fa un gran parlare di pace visti i venti di guerra su vari fronti sempre più vasti ma, come diceva madre Teresa, premio Nobel per la pace ” se una madre può uccidere il proprio figlio come si può impedire agli uomini di ammazzarsi tra loro?”
Si promuove l’aborto, se ne parla come di una vittoria, lo si presenta come conquista per la donna che vede così tutelati i propri diritti di autodetrmerminazione ma non si dice nulla sul retro oscuro della medaglia.
Nessun accenno alla vita spezzata e alle conseguenze che porterà alla donna che ha deciso di liberarsi del proprio figlio.

La Vigna di Rachele

La vigna di Rachele,  http://www.vignadirachele.org/ raccoglie testimonianze di donne aiutate ad abortire ma poi lasciate sole a smaltire il peso di questa scelta mortifera e le accompagna nella elaborazione del lutto.
Un’ altra soluzione che promuove la vita nascente, non normata da leggi statali ma lasciata alle cure di ospedali o centri quali cliniche o parrocchie, è la culla per la vita, una volta chiamata ruota degli esposti, che garantisce il diritto all’oblio dei genitori biologici i quali, affidando il neonato alla culla e quindi al personale medico, gli salvano la vita.
Bisogna lavorare per diffondere la consapevolezza che il modo per tutelare e difendere la vita c’è e va sfruttato.
Perché “chi salva una vita salva il mondo intero”.

Angela D’Alessandro
Prolife insieme
http://www.prolifeinsieme.it