Femminicidio: parlarne a scuola discrimina gli uomini

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Femminicidio, se ne parlerà nelle scuole. Emendamento approvato: “Evidenziare correlazione tra abuso di alcol, stupefacenti e violenza sessuale”

Il termine femminicidio è divenuto di gran moda, ma in realtà ci si dovrebbe in primo luogo interrogare se non risulti lesivo della dignità di ogni essere umano estrapolare una certa categoria di omicidio definendo il femminicidio quale fattispecie giuridica a sé stante, anziché eventualmente applicare ad esso specifiche aggravanti. La Costituzione art.3 infatti  stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Il ddl introduce, come riporta il Vs articolo, aggravanti analoghe ai reati previsti dal Codice Rosso (violenza di genere, stalking, maltrattamenti, revenge porn. Allora perché inventare una nuova fattispecie giuridica?
La scuola afferma il suo valore formativo se concentra la sua attività su alcuni pochi punti chiave: corretto insegnamento della lingua italiana, della storia, della geografia, della matematica e delle scienze,delle materie curriculari delle scuole superiori. Si assiste invece alla dispersione in mille rivoli di interventi estranei e dispersivi. Conseguentemente gli allievi vengono incentivati al nulla ed escono sufficientemente ignoranti e privi di capacità critiche nei riguardi di afferenze (internet, chat, influencer, media, IA) disturbanti e addirittura patologiche. A questo proposito risulta ovvio che esista “correlazione tra abuso di alcol, stupefacenti” e comportamenti antisociali di ogni genere.
In Italia nel 2024 gli omicidi volontari, classificati dal Ministero degli Interni, sono stati 314, di cui in ambito familiare 151: 55 uomini, 96 donne le vittime. Per i 55 uomini assassinati dovrà essere introdotto il reato di maschicidio? Eppure essi sono più di un terzo (36,4%) del totale. Inoltre riguardo ai cosiddetti  femminicidi i dati Eures specificano che le donne italiane uccise sono state 95 nel 2023, e 72 nel 2024 (-21%): sempre troppe, poiché si vorrebbe che nessuno rimanesse vittima di violenza. Però i femminicidi di donne non italiane sono saliti da 17 nel 2023 a 24 nel 2024 (+24%).
Inoltre le violenze sessuali perpetrate da stranieri presenti in Italia coprono oltre il 30% dell’increscioso  totale, pur essendo gli stranieri uomini e donne circa 6milioni. Spesso, al capodanno a Milano ed al concertone di Roma adesso, questi stupri sono organizzati in base allo schema islamico della taharrush gamea: il gruppo degli stupratori circonda ed isola la vittima. Ma anche qui dalle femministe si ode un silenzio di tomba. La veemente indignazione che esibiscono riguardo ad un patriarcato inesistente, non dovrebbe essere rivolta assai più opportunamente ai fatti sopra esposti?

La violenza delle donne sugli uomini risulta tuttavia meno indagata, ma purtroppo notevolmente presente, come riportato in questo studio sulla Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza: “L’analisi dei dati raccolti smentisca la tesi della violenza unidirezionale Uomo>Donna e le sovrastrutture culturali che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza Uomo>Donna sia la sola forma diffusa e quindi l’unica meritevole di contromisure istituzionali e di tutela per le vittime, si è rivelata inattuale e non corrispondente alla realtà dei fatti. Dall’indagine emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere maschile possa esserne vittima. Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.
L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili. La significativa rappresentatività nel campione di soggetti con prole ha fatto emergere l’effettiva strumentalizzazione che i figli subiscono all’interno della coppia in crisi. Il dato più evidente riguarda le violenze psicologiche, testimoniate dal campione in percentuali significative. Solo il 2,1% ha dichiarato di non averne mai subite.
Esplicito dovere di una società civile dovrebbe essere prevenire e condannare la violenza a 360°, a prescindere dal genere di autori e vittime.” (Pasquale Giuseppe Macrì et Alii: Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza  Vol. VI  N. 3 Settembre-Dicembre 2012)
Un’ultima nota: Giorgio Pardi, professore di ostetricia-ginecologia presso la Clinica Mangiagalli di Milano: insieme con Giovanbattista  Candiani, fu il primo ad eseguire un’interruzione di gravidanza in Italia dopo l’introduzione della 194/1978, ma riteneva più che necessaria la presenza dei CAV Centri di Aiuto alla Vita accanto ai reparti di ostetricia. Era e rimaneva (illogicamente) a favore della 194/1978. Rilasciava tuttavia questa dichiarazione: «Sono ateo, l’ho già detto? Io non credo in Dio, non ho la grazia della fede, che vuole che le dica? Quindi scriva scriva scriva che il dottor Pardi Giorgio è ateo o, se preferisce, è un laico. E aggiunga anche che per ritenere l’aborto un omicidio non serve la fede. Basta l’osservazione. Quello è un bambino. L’aborto è un omicidio. Difendo ancora la 194, ma è soprattutto nella parte a tutela della vita che andrebbe applicata. Perché l’interruzione di gravidanza è una ferita che non si cicatrizza». https://www.tempi.it/giorgio-pardi-laborto-un-omicidio/ In base all’affermazione del Professor Pardi si potrebbe forse scrivere: il procurato aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo?

Dott. Luciano Leone
Medico Chirurgo, specialista in Pediatria
Comitato ProLife Insieme