Queste sono le notizie che mai si vorrebbero leggere. Un professionista che approfitta del suo ruolo per “violentare” l’intimità di chi si fida di lui mettendo la propria salute nelle sue mani.
La notizia è ancora presunta e quindi non si può accusare il dottor Viale di Violenza fino a che la magistratura non si sarà pronunciata.
Se da una parte c’è un uomo, e non un uomo qualunque, che afferma la propria innocenza ed estraneità alle accuse, dall’altra ci sono donne che denunciano sopraffazione nella loro intimità avvenuta attraverso ” foto, palpeggiamenti ecc”.
Non esprimo giudizi in merito al “fattaccio”, ci penserà chi avrà il compito di indagare.
Non esiste condanna senza appello.
Il dottore Silvio Viale è il “ginecologo storico delle battaglie per l’aborto” e qui vorrei provare ad esprimere alcune considerazioni.
Nella società medievale “La Donna era considerata la cosiddetta “macchina generatrice di vita” con il compito di obbedire al volere del uomo” (cit. dal web).
Troppo debole e forse anche troppo sciocca per poter svolgere attività prettamente maschili.
“Nella famiglia patriarcale la figura femminile è considerata come “angelo del focolare” dedita alla cura della casa, dei figli e subordinata al padre, al fratello, al marito e deve sottostare alle loro decisoni.” (cit. dal web)
Di passi avanti ne sono stati fatti. Le donne hanno dimostrato di poter essere considerate alla pari dei maschi in molti campi, da quello scientifico a quello letterario, da quello politico a quello imprenditoriale, offrendo supporti fondamentali alla crescita della società.
Uomini e donne però non sono uguali e questo non è indice di subordinazione bensì di complementarietà. La bellezza tra i due sessi consiste proprio nell’interagire in modo armonico anche se diverso tra loro. Ed è proprio questo che ne determina l’intesa.
Prendiamo ad esempio un’orchestra. Non esistono strumenti più importanti quando si compone una melodia. Ci sono sicuramente quelli con suono più forte che arriva prima all’orecchio di chi ascolta. Però la dolcezza dell’insieme è data anche dall’arpeggio lieve di una chitarra classica che accompagna il suono deciso del pianoforte.
E tutti insieme concorrono a far sì che la composizione risulti perfetta e armonica.
Così è la differenza tra i ruoli maschili e femminili.
La donna ha il privilegio di portare dentro di sé il figlio della coppia e questo inevitabilmente la rende più sensibile, più attenta ai bisogni del bambino e quindi più adatta a seguirlo nello svezzamento.
Spesso le mamme, con il loro “sesto senso”, arrivano a capire i figli prima ancora che questi manifestino un malessere.
La musica a ragione ha spesso decantato il ruolo materno attribuendogli doti quasi “taumaturgiche” nel senso che una carezza della mamma bastava a lenire il dolore.
Il papà rappresenta invece colui che difende la famiglia nel momento in cui è più vulnerabile. Durante la gravidanza l’uomo ha il ruolo di “controllare, incoraggiare, proteggere” la compagna. Così capita anche nel mondo animale dove il maschio procaccia e la femmina cova ( se ovipara). Anche per i mammiferi è la stessa cosa.
Tutto ciò non ha niente a che vedere con la debolezza ma si chiama rispetto.
Rispettare le donne non è solo fare in modo che la legge 194 venga applicata.
Rispettare le donne è cercare di capire cosa davvero vogliono in un momento in cui sono quasi tutte confuse davanti ad una gravidanza inattesa.
Femministe agguerrite in piazza brandenti cartelloni che incoraggiano, anzi, esaltano l’aborto e lo vedono come una liberazione non sono segnale di riguardo alla donna.
E nemmeno impedire a chi cerca di dare la propria mano tesa per provare a capire cosa spinga la mamma a voler liberarsi del figlio del suo grembo è sinonimo di emancipazione.
A questo punto la mia domanda è:
ma sarà vero che considerare l’aborto come unica soluzione equivalga a rispettare la donna?
Angela D’Alessandro
Comitato “Prolife insieme”
www.prolifeinsieme.it
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