Regione Toscana,dignità della donna in base alla parità di retribuzione?

Egregio Direttore,
Da donna non posso che concordare con molte delle affermazioni contenute nell’articolo intervista al capo di Gabinetto della Regione Toscana. https://www.firenzedintorni.it/it/cristina-manetti-parita-lontana-ma-crescita-positiva.html

Quello che però stride, e molto, a mio avviso, è la convinzione che l’indipendenza economica possa essere necessariamente la fonte di riconoscimento della parità di genere. L’affermazione poi che, tra i diritti conseguiti ormai quasi mezzo secolo fa, ci sia anche il cosiddetto “ diritto all’aborto”, rivela che forse molti passi debbano essere compiuti ma in una direzione diversa da quanto prospettato dalla signora Manetti. L’aborto non è mai strumento di liberazione della donna: la menzogna diffusa a causa della legge 194 ha “ fatto cultura”, come si suol dire, e ha reso un servizio solo all’uomo, che ha spesso approfittato della possibilità di eliminare il figlio scaricando la responsabilità solo sulla donna.
Alla donna sono così toccati il dolore, i sensi di colpa, la sindrome post aborto, la depressione, spesso vissuta nell’indifferenza generale e all’insaputa di chi mal l’aveva consigliata, presentandole come una conquista di libertà quello che invece sarebbe stata la sua schiavitù.
Sembra di procedere avanti, come su un binario tracciato, mentre forse uno scarto laterale potrebbe portare a risultati insperati e inaspettati!

Nuovi modelli femminili

Che dire delle donne che decidono scientemente di dedicarsi alla famiglia? Sarebbero forse, secondo l’interlocutrice , da considerarsi retrograde o non indipendenti?
Per non parlare delle mamme che sono riuscite a realizzare indipendenza economica restando a casa e utilizzando il web, senza ottenere posizioni manageriali e senza rinunciare al proprio impegno per la famiglia: sono le “ trad wives “ e spopolano negli Stati Uniti, forse succederà anche da noi.
Credo che il cosiddetto femminismo aggressivo, rampante, ostile talvolta alla figura maschile con la quale si sente in competizione, vada archiviato per lasciare spazio ad un nuovo modo di vedere la donna, altro dall’uomo, diversa nella propria ricchezza come l’uomo, diverso nella sua.
Far discendere,infine, la violenza di genere, dal mancato riconoscimento della parità di retribuzione della donna, mi sembra una plateale forzatura: la donna ha una dignità propria che non deve esserle riconosciuta dall’esterno, tantomeno dal danaro, altrimenti ricadiamo nell’errore delle “ quote rosa”, un’umiliazione che ci relega nella logica della “ specie da proteggere”.
Condivido invece appieno il richiamo all’ educazione e al rispetto che si generano in famiglia, la vera, grande assente nel panorama culturale del nostro Paese.
Come far tornare la famiglia protagonista?

Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “

http://www.prolifeinsieme.it